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Se i bagni pubblici fossero più belli

ESISTE UN MODO DIVERSO DI CONCEPIRE IL BAGNO PUBBLICO? COSA C’ENTRA IL DESIGN CON LE TOILETTE PUBBLICHE E COME LE PUÒ 
MIGLIORARE? PENSIERI SPARSI SUL TEMA.

Non è la prima volta che scrivo su questo blog di bagni pubblici, ma riprendo il tema dopo diversi anni. La scusa mi viene fornita da una chiacchierata fatta insieme a Sano2, brand italiano che progetta e realizza bagni prefabbricati di design con il quale ultimamente ho avuto modo di riaffrontare la questione. 

Se apparentemente i temi design e bagni pubblici appaiono molto distanti, infatti, sono in realtà legati da un filo sottile. Un filo che spero si accorci sempre di più in futuro. 

Il bagno pubblico in Italia

Sono tante le contraddizioni legate al “problema” dei bagni pubblici italiani. Perché di un problema si tratta, anche se non percepito da tutti e tutte allo stesso modo. 

Da un lato c’è un servizio pubblico essenziale per cittadini e turisti. 

Dall’altro la cattiva amministrazione e manutenzione, la tendenza a maltrattare la cosa pubblica in generale, la sensazione di sporcizia e disagio legata all’utilizzo di toilette pubbliche

Anni fa scrissi un post sui alcuni bagni pubblici nel mondo, dal titolo eloquente: “Possono i bagni pubblici esprimere il progresso culturale di un paese?”. Feci una ricerca e trovai progetti interessanti, pubblicati poi nell’articolo. La risposta alla domanda è intuibile. 

A ben guardare, pare infatti che all’estero abbiano una percezione differente del valore di un bagno pubblico. Le amministrazioni investono sulla qualità delle strutture e sulla sua manutenzione, dotando le città di bagni pubblici di design che arredano lo spazio urbano e forniscono un ottimo servizio al cittadino (che dunque è ben contento di usarli e lasciarli puliti). E la spesa notevole in questo senso viene politicamente accettata e lodata (non è una cosa così scontata: penso ai tanti comuni italiani e all’ipotesi che un’amministrazione proponga l’acquisto di un bagno pubblico di design).  

Sano2 mi conferma (purtroppo) che i progetti più interessanti dal punto di vista estetico li realizza all’estero, esportando soprattutto bagni pubblici
autopulenti
, caratterizzati da una tecnologia di ultima generazione e un design accattivante. Mi ha incuriosita, per esempio, che in Egitto, a Mansura, installerano ben 6 bagni pubblici autopulenti (la soluzione più tecnologica e costosa). Ripeto, in Egitto.

La tendenza in Italia (si generalizza volutamente eh) è quella di lamentarsi dell’assenza di un servizio X, per poi criticare l’amministrazione se spende una cifra Y per l’acquisto dello stesso. Ma lasciamo le questioni politiche e torniamo alle toilette. 

Eppure non è sempre stato così. Basta tornare indietro di qualche decennio per trovare esempi virtuosi di strutture che offrivano molto di più di una toilette pubblica, come l’Albergo Diurno Venezia di Milano, datato 1924 e da anni in ristrutturazione (pare che nel 2026 sia prevista la riapertura, speriamo). D’altronde all’epoca non tutti avevano in casa un bagno confortevole, per cui la possibilità di usufruire di strutture pubbliche per l’igiene personale doveva avere tutt’altra importanza. 

Fatto sta che oggi se possiamo evitare di entrare in un bagno pubblico lo facciamo, preferendo usufruire, per esempio, di quello di un bar (per poi pentircene spesso, perché le condizioni delle toilette di bar e ristoranti a volte lasciano davvero senza parole). 

Un vecchio post su bagni di design di bar e ristoranti |

Esiste un’alternativa? Possiamo immaginare un futuro diverso per i bagni pubblici? 

Vero, ci sono problemi oggettivi che impediscono di progettare bagni pubblici più accoglienti o accessoriati: il vandalismo, prima di tutto. 

I costi di gestione e pulizia, in secondo luogo.

Io sono convinta, però, che si possa almeno provare a ragionare in modo diverso. E a immaginare il bagno pubblico come spazio di cui il cittadino possa andare fiero e che possa utilizzare senza timore. Uno spazio da rispettare e valorizzare. 

Se i bagni pubblici fossero belli e puliti

La riflessione è fin troppo semplicistica: se entrassi in un bagno accogliente, pulito e profumato, ben arredato e non anonimo, prima di tutto lo vivrei con meno disagio e più tranquillità. 

In secondo luogo, sarei portata a lasciarlo esattamente come l’ho trovato. Alzando da terra eventuali carte cadute accidentalmente, o ripulendo sanitari e lavandino. 

Esattamente come farei se mi trovassi a casa mia, o di altri. 

Perché percepirei che quello spazio è di qualcuno. Nello specifico: mio, e di tutte le persone che si trovano a doverlo usare. Non è uno spazio di NESSUNO.  

Trovandomi invece, come accade quasi sempre, in una toilette sporca e apparentemente abbandonata, puzzolente, anonima e male illuminata, non vedo l’ora di scappare via, lasciandomi dietro qualsiasi cosa per evitare di toccare.

I bagni pubblici in un futuro distopico immaginato da me

Mi sono divertita a ipotizzare bagni pubblici completamente diversi, anche esagerando. L’obiettivo è solo quello di spronare a immaginare al di là di ciò che siamo abituati a vedere. Eliminando pregiudizi, vincoli e – soprattutto – scuse.

I bagni pubblici concepiti come spazio espositivo / dimostrativo

Se i bagni pubblici fossero concepiti diversamente le aziende farebbero a gara per arredarli con le loro piastrelle di design, con sanitari e arredi appositamente concepiti per allestire gli spazi. Magari ne nascerebbero perfino di nuove a questo scopo (deve sempre trattarsi di superfici lisce, facilmente pulibili, antibatteriche o igienizzabili). Perché quello potrebbe essere un modo ulteriore per esporre i loro prodotti, magari segnalati da un apposito cartellino proprio come in una fiera di settore. 

Sì, lo so, ma che dico. 

A questo proposito segnalo una delle poche aziende che produce sanitari e arredi di design destinati anche a chi ha disabilità, dunque utilizzabili in spazi pubblici che siano accessibili per tutti e – nonostante questo – belli (perché inspiegabilmente l’avere una disabilità pare essere collegato al disinteresse per l’estetica): parlo di Goman Srl, in passato anche partner di questo blog. Sano2 utilizza proprio wc della Goman!

Le toilette pubbliche che vorrei

Sei al parco, o passeggi in città. Devi andare in bagno e 1. non ti viene nemmeno in mente di andare in un bar (dove saresti costretto a prendere almeno un caffè) 2. non vedi l’ora di trovare un bagno pubblico.  Entri e ti accoglie uno spazio profumato e luminoso, pulito e confortevole. Alle pareti rivestimenti che vedresti anche in una casa privata, pavimento appena igienizzato. Se in bagno deve entrarci anche tu* figli*, trova un lavandino e un wc alla sua altezza, dispenser sapone e asciugatore elettrico installati più in basso, in modo da agevolare l’autonomia. 

Il fatto che queste situazioni oggi siano rare non mi impedisce di pensare che possano un giorno diventare la normalità. 

Il design, in questo discorso, va inteso come strumento socialmente utile attraverso il quale aumentare il valore percepito di un servizio pubblico. Non come plus estetico apprezzato da una cerchia ristretta di persone. 

I bagni pubblici come spazi pubblicitari e valore aggiunto per il turismo

A proposito dell’uso alternativo dei bagni pubblici, alcune società di advertising (straniere) propongono spazi pubblicitari all’interno di questi ambienti, trasformandoli in vetrine nelle quali dare visibilità a prodotti e servizi. La questione è controversa, ma va comunque menzionata nel contesto della riflessione. In fondo, dico io, perché no?

All’estero (tanto per cambiare) non è così strano (lo raccontavo qui).

Il bagno pubblico è, inoltre, un’infrastruttura fondamentale a servizio del settore turistico. In un paese come il nostro a forte vocazione turistica questa cosa non dovrebbe essere mai dimenticata. E invece.

Tempo fa ne parlai in merito a cosa si stava facendo in questo senso a Torino (qui, e qui).

Le cose cambiano prima nella testa delle persone, e poi nei fatti. 

Un po’ di curiosità sui bagni pubblici 

Chiacchierando con Laura Preti, responsabile della divisione bagni autopulenti di Sano2, ho preso un po’ di appunti. Alcuni di essi li pubblico, perché mi sembrano davvero interessanti.

  • La normativa relativa ai bagni per persone con disabilità è diversa da paese a paese, ecco perché gli spazi interni cambiano;
  • In alcuni paesi la carta igienica non viene utilizzata, e i bagni devono necessariamente essere dotati di doccetta bidet (la carta viene usata solo per l’asciugatura); 
  • In Nord Europa il wc è richiesto in acciaio inox (i cui principali produttori sono in Portogallo e Spagna), mentre in Francia, Italia e in generale nella maggior parte dei paesi mediterranei è più richiesta la ceramica, attorno alla quale c’è più cultura e tradizione; 
  • L’acciaio inox è richiesto inoltre come rivestimento a parete in alcuni paesi, in alternativa alle piastrelle (eppure la ceramica è sicura, ignifuga, e più facilmente pulibile – quante volte ho scritto, per esempio, dei vantaggi del gres porcellanato?)
  • In alcune aree del mondo, per esempio in Medio Oriente, il Made in Italy ha un altissimo valore percepito, superiore a quello che noi stessi gli attribuiamo.
  • Diversamente da quanto pensiamo, la ceramica (wc, lavandini) è più gestibile per le amministrazioni pubbliche rispetto all’acciaio inox perché la sua manutenzione è più semplice e veloce, dunque più economica. 

Chi è Sano2 e cosa fa

Come dicevo nell’introduzione, queste riflessioni sono partite dal contatto con una realtà che mi ha coinvolta nella sua missione.

Sano2 è la divisione per i bagni pubblici prefabbricati della Prefabbricati Santerno, storica azienda forlivese per la produzione di prefabbricati in cemento.

L’azienda promuove una nuova cultura del bagno pubblico, progettando, realizzando e installando bagni pubblici prefabbricati automatici e autopulenti che si inseriscono nel contesto urbano senza deturparlo ma – anzi – rispettandone e valorizzandone la bellezza. 


Le soluzioni più tecnologiche (come questi bagni autopulenti intelligenti) prevendono sistemi automatici di pulizia e igienizzazione degli ambienti a ogni utilizzo. Tutte le immagini dell’articolo sono relative a bagni pubblici autopulenti ideati e prodotti da Sano2.

I bagni pubblici autopulenti Sano2 sono dotati di una tecnologia che attiva automaticamente la pulizia e igienizzazione dei locali ogni volta che l’utente esce dal bagno. Un braccio meccanico elimina qualsiasi corpo estraneo dal pavimento e procede al lavaggio. Anche wc e lavandino vengono lavati e igienizzati allo stesso modo, attraverso sistemi a scomparsa nelle pareti.

Ecco come funziona il bagno autopulente della serie che rappresenta il top di gamma Sano2.

L’azienda produce anche bagni pubblici prefabbricati non automatizzati, i vari modelli si differenziano a seconda della tecnologia impiegata, della struttura e delle finiture interne. Ciò che è importante è che questi bagni prefabbricati sono totalmente made in Italy, dalla progettazione all’installazione.

Guarda tutte le installazioni di Sano2 in giro per il mondo.

Post in collaborazione con Sano2

Mi sono sempre occupata di arredo bagno, passando dalla produzione di box doccia alla gestione di uno showroom. Oggi per lavoro scrivo, di arredo bagno e non solo, su questo e altri blog di interni. Radici napoletane, occhi da orientale e un posto nel mondo da trovare.

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