Di ritorno dall’edizione 2026 del Salone Bagno (la dodicesima, visto che la manifestazione – biennale – risale al 2006!) condivido le mie personalissime impressioni su tendenze e proposte delle aziende protagoniste della fiera dedicata all’arredo bagno che affianca il Salone del Mobile.
Cosa trovi in questo post
Una nota, prima di iniziare: tutte le foto di questo post le ho scattate personalmente in fiera (lo noterete anche dalla definizione a volte).
Le ho inserite sotto i paragrafi relativi al trend specifico ma come vedrete tutte richiamano ciò che racconto nel post.
Un bagno sempre meno bagno
La stanza da bagno ha perso in parte i suoi connotati. I mobili da bagno somigliano sempre meno a mobili da bagno (e parlano sempre di più il linguaggio dei mobili da living o zona notte), i box doccia sembrano sempre più vetrate divisorie, la rubinetteria si confonde con gli accessori, perfino i wc e i bidet oggi sono talmente eleganti che quasi quasi potrebbero arredare un salotto (estremizzo per rendere l’idea, mi pare ovvio).
L’aspetto decorativo è amplificato al massimo, a volte si perde perfino la separazione tra camera da letto e camera da bagno. Questa fusione tra i due ambienti fa uscire il bagno dai suoi confini, abbatte le pareti divisorie e rende questa stanza degna delle attenzioni e delle cure che si sono sempre prestate di più altrove.
Questo concetto si capirà forse meglio leggendo le tendenze successive ma la direzione sembra chiara: se non fosse per la presenza di wc e bidet il bagno oggi non lo riconosceremmo quasi più.
Il box doccia come vetrata d'arredo
C’era una volta il box doccia, un elemento funzionale in metallo e vetro di dimensioni contenute, montato su un piatto doccia, per lo più in ceramica bianca e in dimensioni standard.
Al suo posto vetrate a tutt’altezza progettate in continuità per separare la zona sanitari o una cabina armadio, coordinate con le finiture metalliche del resto degli ambienti o perfino con le porte, in modo da scomparire e da non sembrare nemmeno più parte del bagno.
Il vetro struttura lo spazio, progetta le funzioni, quasi mai trasparente (finitura che sembra oramai diventata la scelta più banale), talvolta cannettato, sfumato, serigrafato, decorato, personalizzato, strutturato. I profili sono sottilissimi, quasi invisibili, salvo qualche proposta che va in direzione opposta e riporta in auge telai più bombati e ‘ingombranti’.
Il piatto doccia è coordinato con il resto dei sanitari o delle finiture – ovviamente, che scherziamo – o dei materiali utilizzati in bagno, alcune proposte permettono di abbinare alla finitura materica del piatto quella della maniglia del box.
La doccia è diventata rituale, e in quanto rituale richiede di essere protetto e enfatizzato da un divisorio di valore.
Il grande ritorno del lavabo a colonna
Di questa tendenza sono molto felice: il caro vecchio lavabo a colonna sta recuperando terreno.
Non parlo del lavabo monolitico freestanding (cilindrico, squadrato, rettangolare), ma proprio del lavabo (ampio, comodo, capiente) sorretto dalla sua colonna, reinterpretato in chiave contemporanea con linee e finiture adatte al bagno di oggi.
Perché lo adoro: perché scompone nuovamente le due funzioni: lavaggio e contenimento. Rende il primo più funzionale (se il catino è ampio, chiaro) e il secondo… anche.
Il mobile bagno in questo caso affianca il lavandino – oh, da quanto non lo chiamavamo semplicemente lavandino? – con ante, cassetti, armadiature sporgenti o incassate a seconda del progetto. A cosa fare attenzione in questo caso?
Al piano d’appoggio necessario per gli oggetti d’uso frequente (sapone, dosatori, detergenti, spazzolini, ecc.), che può essere realizzato in continuità con il lavabo o con mensole separate.
Le pareti diventano contenitori, e i mobili scompaiono
Le pareti del bagno integrano e nascondono l’arredo: il mobile da bagno scompare e quasi si annulla all’interno della parete, che si trasforma in contenitore multifunzione da incasso (azzerando la profondità percepita degli elementi).
Le pareti diventano sistemi di contenimento, quindi, le ante si confondono con il rivestimento, la profondità del mobile si mimetizza del tutto.
Il risultato è un bagno più pulito, più silenzioso visivamente. Una soluzione perfetta anche e soprattutto nei bagni di dimensioni contenute.
Diversi brand propongono soluzioni di questo tipo con finiture materiche molto curate: pietra, legno, superfici laccate opache che si mimetizzano.
A sporgere sono solo il lavabo e i sanitari. L’essenziale.
Forme morbide, sempre più morbide
Abbiamo voglia di morbidezza, gli spigoli non ci piacciono più. Lo stile organico è una tendenza dominante nella stanza da bagno.
Tutto è stondato, smussato, bombato.
Dalle maniglie ai sanitari, dai mobili agli specchi, dai lavabi ai sanitari, dalla rubinetteria agli accessori: il bordo netto è in ritirata.
Non è una novità assoluta, è già da qualche anno che la tendenza è stata delineata ma al Salone è davvero stato un trionfo. I volumi sono avvolgenti, le linee sono morbide, e non è solo questione di estetica. Per lavorare alcuni materiali in questo modo occorre investire in tecnologia e ricerca.
La luce come elemento decorativo
L’illuminazione del bagno non è più solo un elemento funzionale, non serve solo a ‘vedere’; serve per dare ritmo, per sottolineare volumi, per valorizzare le diverse aree operative, per creare atmosfera, illuminare l’interno di un mobile contenitore.
Ecco che sottili lame luminose compaiono quindi non solo intorno alle specchiere ma anche dietro wc e bidet, dietro le barre porta accessori, intorno alla zona vasca, all’interno di colonne e cassettiere.
La luce sembra quasi un accessorio, intesa proprio come elemento decorativo aggiuntivo che dona stile e valorizza il progetto del bagno.
L'influenza del bagno giapponese
Su questo blog abbiamo parlato tante volte di giappone e di stile giapponese in bagno. Ecco, quest’anno l’influenza della cultura giapponese si è sentita in modo ancora più concreto.
Dai catini tradizionali giapponesi in legno a quelle rivisitate in Solid Surface, la tendenza va in direzione di vasche da bagno più compatte e alte, oltre che ergonomiche, per agevolare l’immersione totale – così come prevede la tradizione millenaria dell’Ofuro.
Ma l’influenza va oltre il singolo prodotto: c’è una sensibilità diffusa verso la riduzione, verso i materiali naturali e imperfetti, verso il concetto di rituale quotidiano come pratica consapevole.
Un’estetica che si sposa bene con la direzione generale del bagno come spazio di benessere.
Un trend senza tempo: intramontabile marmo (quello vero)
D’accordo, il bagno è il regno della ceramica.
Quest’anno però, parlando di materiali, si sono notate in particolar modo due tendenze: acciaio e marmo.
Marmo naturale, travertino, pietre: i lavabi proposti in queste finiture erano tanti, in differenti versioni – freestanding o in appoggio – colorazioni e finiture. Personalmente non impazzisco per il marmo ma è uno dei pochi materiali in grado di restituire immediatamente un’idea di pregio ed esclusività.
Oltre ai lavabi si è visto marmo anche sui frontali dei mobili da bagno, su manopole o dettagli degli accessori da bagno, sui piatti doccia, perfino sui soffioni della doccia.
E l’acciaio? Attenzione, non parlo solo di acciaio sulla rubinetteria (che sì, era molto più presente del solito, soprattutto nella finitura PVD) ma di acciaio come materiale versatile per il bagno: era presente infatti sui lavabi (anche in versione vetrificata), sulle vasche idromassaggio (per lo più minipiscine) e perfino sulle pareti (lastre stampate a mo’ di maxi piastrella in gres porcellanato).
Omaggio, insomma, a questo materiale durevole, riciclabile, versatile, leggero, igienico.
Materiali di tendenza per il bagno: irresistibile acciaio (e non solo sui rubinetti!)
Attenzione, non parlo solo di acciaio sulla rubinetteria (che sì, era molto più presente del solito, soprattutto nella finitura PVD) ma di acciaio come materiale versatile per il bagno: era presente infatti sui lavabi (anche in versione vetrificata), sulle vasche idromassaggio (per lo più minipiscine) e perfino sulle pareti (lastre stampate a mo’ di maxi piastrella in gres porcellanato).
Omaggio, insomma, a questo materiale durevole, riciclabile, versatile, leggero, igienico.
La rubinetteria cerca nel nostro passato: omaggio alle edizioni storiche
Per anni la rubinetteria ha inseguito il minimalismo – maniglie leva, forme geometriche, volumi ridotti all’osso.
Al Salone 2026 si è visto qualcosa di diverso: la rubinetteria che si ricorda di avere una storia.
Diverse le collezioni che reinterpretano codici classici – maniglie a croce, bocche sinuose, basi a campana – senza che il risultato sembri nostalgico.
Bellissime anche le riedizioni di collezioni storiche che recuperano il valore del design firmato.
Il filo rosso è un’estetica con personalità scultorea, dove ogni dettaglio è pensato per essere guardato oltre che usato. Non è una proposta isolata: la direzione si respira trasversalmente, anche su brand più industriali. La rubinetteria (ma questo ormai da tempo) sta diventando gioielleria.
Sostituibile, quindi sostenibile
Cosa c’è di più sostenibile di un prodotto rigenerabile, di un qualcosa che non va buttato via ma che si può aggiustare, riconfigurare, sostituire anche solo in parte? La sostenibilità è concretezza, non una parola vuota da usare fino alla nausea nei comunicati stampa.
Aeratori da 5 litri al minuto integrati nei rubinetti, cartucce ispezionabili e sostituibili senza dover cambiare l’intero miscelatore o l’intero soffione, modularità progettata per ridurre gli scarti e allungare il ciclo di vita del prodotto (pensato per essere riconfigurabile nel tempo, per esempio).
Anche i materiali si muovono in questa direzione: acciaio inox riciclabile, legno da filiere certificate, nuove superfici ibride (come l’acciaio smaltato resistente come il metallo ma levigato come il vetro) progettate per durare e non richiedere trattamenti periodici.
Lo sforzo delle aziende che investono nello studio di soluzioni durevoli e riciclabili è notevole: a loro non conviene di certo che i loro prodotti durino in eterno. Ma questa è una riflessione lunga e complicata, e qui oggi parliamo solo di trend!
Colori bagno di tendenza 2026: conferme e sorprese
Quali colori hanno dominato la scena al Salone Bagno 2026?
- Terracotta / arancio bruciato: non è una novità ma una tendenza che si conferma, piace e viene declinata in numerose varianti – opache, lucide, cangianti.
- Viola melanzana / burgundy: tantissime le proposte in questa tonalità piena e di carattere. Mi piace? No, ma chi sono io per dirvi di non usarlo in bagno?
- Cioccolato / caffè: un colore denso e caldo visto in diverse soluzioni ma soprattutto sulla ceramica di lavabi e sanitari.
- Blu/verde petrolio: non nuovissima come proposta ma molto presente tra le proposte dei brand di ceramica.
- Giallino chiaro: chissà se ha un nome più cool questo giallo delicato e leggero che mi è parso di notare anche nell’abbigliamento!
- Verde militare e verde bosco: insomma un verde scuro declinato in diverse sfumature ma molto presente.
Non una rottura cromatica rispetto al passato, insomma, ma un approfondimento: tinte terrose e organiche, intense ma mai urlate, che si portano dietro una sensazione di calore e materialità. Niente cromie fluo o troppo fredde che fanno tanto anni Dieci.
Finiture e pattern
Mentre le finiture opache ed extra matt si sono prese una pausa di riflessione, quelle lucide e cangianti stanno vivendo il loro momento di gloria.
- Finiture lucide e vetrificate, a volte cangianti: acciaio e ceramica propongono nuove verniciature vetrificate che moltiplicano i riflessi luminosi e rendono più vivi i colori.
- Ancora molto cannettato, ondulato: sui frontali dei mobili bagno, sulle pareti, sui rivestimenti, sui vetri dei box doccia.
- Micropattern 3D: non è uno dei trend più forti ma tante aziende si sono cimentate nella riproduzione di motivi molto ricchi dalla diversa ispirazione (chi più giapponese, chi più geometrico).
Elementi lineari componibili e trasformisti
Probabilmente non dovrei menzionarla come tendenza ma volevo darle uno spazio in questa rassegna di novità dal Salone Bagno 2026.
Mi riferisco alle proposte di alcuni accessori o elementi d’arredo progettati come tubolari lineari modulari e componibili, che disegnano sulle pareti linee in continuità materica che cambiano funzione senza cambiare estetica.
Si capirà meglio ciò che intendo guardando le immagini: nel primo caso un tubolare metallico scalda il bagno correndo lungo le pareti e diventando all’occorrenza portasalviette; nel secondo caso sottilissimi tubolari d’acciaio disegnano linee che arredano e diventano porta accessorio o rubinetteria. Non più singoli elementi ma linee senza interruzione (se ben progettate peraltro credo si riducano anche il numero di fori da fare sulle piastrelle!)
Abbinare colori e materiali: libertà espressiva o vincolo ansiogeno?
Nel bagno contemporaneo tutto si può coordinare con tutto. In gergo si parla di total look materico e cromatico.
I rivestimenti con i piatti doccia, i piatti doccia con sanitari e maniglie del box doccia, il telaio del box doccia con le finiture metalliche di accessori e rubinetteria, la rubinetteria con le placche comando dei wc, le placche di comando con le colorazioni dell’arredo, l’arredo con i rivestimenti.
Quella che in teoria è una possibilità – quella di esprimere al massimo creatività e personalità – sta però diventando un vincolo progettuale ansiogeno.
Dobbiamo davvero coordinare qualsiasi cosa?
La mia domanda è provocatoria, si capisce, ma siamo arrivati a un livello di personalizzazione estrema che mi sembra quasi voler imporre una perfezione assoluta e non sempre raggiungibile.
A un certo punto sono entrata in uno stand in cui c’era un lavabo in ceramica rosa chiaro con un miscelatore di un rosa (sempre chiaro ma) non identico. La mia mente ormai influenzata ha pensato ‘oddio non è abbinato’ – eppure la differenza era impercettibile – ed è da lì che mi sono chiesta: ma non staremo forse esagerando?
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