Si narra che quando i Savoia arrivarono alla Reggia di Caserta a seguito dell’Unità d’Italia (1861), inserirono negli inventari uno “strano oggetto a forma di chitarra” di cui non conoscevano l’esistenza: era il bidet, installato circa settant’anni prima per volontà della regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena.
L’episodio è riportato in numerose ricostruzioni divulgative, ma non esiste ad oggi un inventario ufficiale consultabile che confermi la formula esatta. Che sia leggenda o realtà, il dettaglio è secondario. Il fatto che nel 1861 il bidet fosse ancora percepito come un oggetto misterioso racconta molto più di quanto sembri.
Oggi è uno dei simboli della stanza da bagno all’italiana. Ma non nasce in Italia, non è sempre stato diffuso e per lungo tempo non è nemmeno stato considerato un sanitario.
Ma allora: quando è stato inventato il bidet, e da chi? In quali paesi è diffuso, e come mai in Italia è stato tanto amato e utilizzato rispetto ad altri paesi?
Per capire come siamo arrivati al bagno moderno — quello che diamo per scontato — bisogna tornare indietro di almeno tre secoli, quando il bidet non era un elemento fisso accanto al wc, ma un piccolo mobile portatile nascosto nelle camere da letto delle corti europee.
Cosa trovi in questo post
Origine del bidet: dove, quando e perché nasce davvero
Per rispondere alla domanda su dove e quando nasce il bidet, bisogna fare un passo indietro e dimenticare per un momento il bagno moderno. Il bidet non compare accanto al wc, non è in ceramica smaltata e non è collegato a un impianto idrico come lo intendiamo oggi. Le sue prime tracce documentate emergono nella Francia tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, dentro le camere da letto delle élite, in un mondo in cui l’igiene personale era un gesto privato, discreto e spesso invisibile.
Madame de Prie e il primo bidet della storia (forse)
Le prime tracce documentate del bidet risalgono ai primi decenni del Settecento in Francia, in piena epoca Luigi XIV e Luigi XV. Non era ancora il sanitario che conosciamo: si trattava di un piccolo mobile portatile, con un catino in porcellana o metallo, spesso montato su gambe in legno intarsiato, pensato per la toilette intima delle corti aristocratiche.
La testimonianza più citata riguarda Christophe Des Rosiers, ebanista di Luigi XV, che nel 1726 installò un bidet portatile presso la residenza del Primo Ministro francese per Madame de Prie. Lo stesso anno, il Ministro degli Esteri – nonché amante della signora – annota nelle sue memorie di averla sorpresa mentre era “a cavallo” dello strano sgabellino a forma di violino, descrivendo il gesto con una punta di imbarazzo e ironia. L’episodio è raccontato anche in “Storia del bidet” di Luciano Spadanuda (uno dei libri sulla storia del bidet che sto collezionando).
All’epoca, l’igiene era strettamente privata e spesso considerata tabù. Il bidet nasceva quindi come oggetto discreto, destinato a camere da letto e alcove, lontano dagli sguardi indiscreti. Non era ancora un sanitario fisso, né parte di una stanza dedicata al bagno: la sua funzione era di proteggere la privacy e garantire un’igiene intima in contesti in cui il contatto diretto con l’acqua e con il corpo stesso era ancora percepito con sospetto o vergogna.
Chi ha inventato il bidet? Perché non esiste un nome certo
L’origine del bidet resta quindi avvolta nel mistero.
Non esiste un documento definitivo che assegni l’invenzione a una singola persona: le fonti disponibili raccontano più aneddoti che prove concrete. Tra i nomi più citati figura, come dicevo più su, Christophe Des Rosiers, l’ebanista di Luigi XV noto per aver realizzato alcuni dei primi bidet portatili per l’aristocrazia francese.
Al di là di Des Rosiers, però, il bidet sembra essere stato più il risultato di una tradizione artigianale diffusa, piuttosto che l’invenzione di un singolo individuo. Gli artigiani francesi del legno e della ceramica costruivano oggetti portatili su misura, spesso preziosi: legno intarsiato, bronzi dorati, catini in porcellana o metallo, pensati per garantire la massima discrezione nelle abluzioni intime.
In sostanza, il bidet nasce dal bisogno di privacy e discrezione nell’igiene personale, più che da una ricerca tecnica o da un’invenzione documentata: un piccolo mobile che rispondeva alle norme sociali del tempo e alla sensibilità aristocratica, prima ancora che a esigenze igieniche codificate.
Che cosa significa la parola bidet?
Il termine “bidet” compare per la prima volta in inventari e descrizioni francesi tra il 1700 e il 1720. Gli inventari di residenze nobiliari parlano di “petits sièges pour se laver” o, più evocativamente, di mobili a forma di sella da cavalcare a cavallo di un piccolo “cheval” domestico.
“Bidet” deriva dal francese antico bider, che significa letteralmente “trottare come un piccolo cavallo”. La parola richiama immediatamente la postura che si assumeva sul primo modello portatile: ci si sedeva a cavalcioni, come se si montasse un pony domestico, sul piccolo sgabello con catino incorporato.
Non è un dettaglio banale: il nome stesso ha contribuito a rendere l’oggetto imbarazzante e poco divulgabile in Francia. Lo storico Jean-Pierre Goubert lo riassume bene:
“Il nome stesso di bidet è impudico, poiché evoca un cavallino e quindi l’atto del montare. In tal modo pesa sull’immagine del bidet un’eredità di vergogna e di obbrobrio. D’altra parte, i medici francesi del Settecento l’hanno volutamente ignorato nei trattati d’igiene.”
[Jean-Pierre Goubert, Libération, 1995]
In Italia, invece, il termine fu accolto senza ironia o connotazioni negative. Bidet o bidè – a volte persino bidetto – divenne semplicemente il bidet, un compagno quotidiano senza tabù, lontano dalle implicazioni equestre e peccaminose della Francia del tempo. Nessuna vergogna, solo pratica: tanto che nel Novecento entrò nei codici edilizi come sanitario obbligatorio accanto al WC, norma che sopravvive ancora oggi.
L’etimologia del termine ci racconta quindi non solo la forma dell’oggetto, ma anche la cultura che lo circondava: un piccolo mobile portatile, privato e discreto, destinato a un gesto intimo che, in Francia, restava in qualche modo “proibito” ai trattati medici e alla visibilità pubblica.
Il bidet in Francia, tra Settecento e Ottocento: Versailles e i 100 bidet rimossi
In Francia, il bidet rimase per lungo tempo un oggetto discreto e aristocratico, avvolto in un alone di mistero e spesso frainteso. Nelle corti, la privacy e il pudore dettavano le regole dell’igiene, e ogni gesto intimo doveva essere protetto dagli occhi indiscreti. Il bidet nasceva in questo contesto: un piccolo mobile, elegante e funzionale, destinato a soddisfare le esigenze di nobili attenti al corpo ma vincolati dal decoro dell’epoca.
Bidet portatile e uso aristocratico
I primi modelli di bidet erano portatili: piccoli mobili in legno intarsiato, con catini in porcellana o metallo, che venivano collocati accanto al letto o nell’alcova. L’obiettivo non era solo lavarsi, ma farlo con discrezione, lontano da sguardi indiscreti.
Alcuni artigiani francesi trasformarono il bidet in un vero e proprio oggetto di design:
Nel 1739 Remy Pàverie creò un bidet doppio con schienali affiancati.
Nel 1751 il laboratorio Duvaux realizzò un bidet per la Marchesa di Pompadour, con impiallacciature in legno di rosa, piedi e ornamenti in bronzo dorato, e uno per Madame de Talmont Saint-Germain in ciliegio con intarsi di legno d’amaranto e rivestimento in pelle rosa.
Nel 1762 Jacques Dulin sperimentò il metallo, con piedini svitabili e decorazioni floreali o mitologiche.
Sull’onda di questo entusiasmo per l’igiene, alla Reggia di Versailles furono installati addirittura 100 bidet durante il regno di Luigi XV. Tuttavia, molti di questi vennero rimossi poco tempo dopo, perché rimasero inutilizzati e mal compresi: il bidet, pur elegante e raffinato, non era ancora entrato nell’uso quotidiano delle corti.
Anche Napoleone Bonaparte, si racconta, era un fan sfegatato del bidet. Ne possedeva uno in argento puro (poi lasciato in eredità al figlio secondo quanto si legge dal suo testamento), progettato per lenire irritazioni dopo le cavalcate: un piccolo lusso personale, perfettamente coerente con l’origine equestre del nome “bidet”, il “piccolo cavallo”.
Malintesi e tabù sull’igiene
Nonostante la cura e l’eleganza, il bidet veniva spesso frainteso. Nel 1739 un rivenditore francese lo pubblicizzava come “custodia per violino in porcellana con quattro piedi”, dimostrando quanto fosse sconosciuto anche tra i contemporanei.
Il Settecento, del resto, non era particolarmente propizio all’igiene personale: credenze religiose e perfino mediche sconsigliavano lavaggi frequenti, considerandoli peccaminosi. L’illuminato Diderot spiegava alla figlia come celare a se stessi “quelle parti del corpo la cui vista potesse indurre al vizio”, sintetizzando perfettamente il clima di pruderie e pudore dell’epoca.
Eppure, nonostante l’iniziale diffidenza e i tabù, il bidet conquistò lentamente il suo spazio nelle camere delle élite francesi. Resta l’emblema di un’epoca in cui la discrezione era tanto importante quanto l’igiene stessa.
Storia del bidet in Italia: i Borbone e la Reggia di Caserta
Progressivamente dimenticato dai francesi, il bidet arriva in Italia grazie a una regina austriaca con particolare passione per l’igiene: Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, sovrana illuminata e moglie di Ferdinando IV di Borbone (Re di Napoli). Intorno al 1790, la regina ne impose l’installazione nelle sue stanze private alla Reggia di Caserta – dove fu creata per la prima volta una stanza privata che oggi definiamo stanza da bagno.
Prima di allora, wc (vaso da notte), bidet, vasca o lavandino (toilette portatile con catino) erano oggetti sparsi: in cucina, camera da letto o alcove, a seconda di epoche e case. I Borbone invece avevano un concetto di igiene molto avanzato: alla Reggia di Caserta adibirono una stanza dedicata, con vasca in granito a acqua corrente (inizialmente solo fredda), toilette in marmo di Carrara e un elegantissimo bidet ligneo – il primo bidet in Italia, in legno di mogano con bronzi dorati.
Si trattava di una innovazione notevole, mai vista prima d’ora. Ecco perché si racconta che i Savoia, giunti alla Reggia a seguito dell’Unita d’Italia, inventariariono il bidet come “strano oggetto a forma di chitarra”. Questo aneddoto viene riportato davvero ovunque, ma se devo dirvi la verità non si sa se è storicamente provato.
Maria Carolina d'Asburgo-Lorena: il primo bidet italiano e la nascita della stanza da bagno
Prima di Caserta, l’igiene era frammentata: vasi da notte in camera, catini portatili in alcove, bagni pubblici o rubinetti in cucina. Maria Carolina rivoluziona tutto e, Influenzata dalla corte viennese, trasforma uno stanzino nel Primo Boudoir della Regina:
Vasca in granito nero lucido (2 metri di lunghezza), con acqua fredda corrente tramite pompa idraulica – una delle prime in Europa.
Toilette in marmo di Carrara con meccanismo a sciacquo primitivo.
Bidet ligneo in mogano massiccio con bronzi dorati, catino in porcellana e decori floreali – dimensioni ridotte (50×40 cm circa), perfettamente conservato e visibile oggi.
La regina vietava l’accesso alle dame di corte: “spazio sacro” per abluzioni quotidiane, dove passava ore con le sue ancelle fidate. Questo boudoir non era solo lusso, ma manifesto igienista: Maria Carolina, sorella di Maria Antonietta, portava l’eredità francese del bidet unita alla disciplina asburgica. Una nota molto interessante: il fatto che la regina volesse “nascondere” questi spazi a occhi indiscreti manifesta anche un nuovo modo di intendere privacy, pudore, intimità… concetti assolutamente sconosciuti per l’epoca!
La regina, peraltro, ignorò i consigli di chi tentava di dissuaderla dall’installare il bidet perché ritenuto un “accessorio per meretrici”. Gran gusto e gran carattere, la Regina!
"Strano oggetto a forma di chitarra": la leggenda dei Savoia (1861)
L’aneddoto è irresistibile e universale: nel 1861, dopo l’Unità d’Italia, i funzionari sabaudi arrivarono alla Reggia per inventariare i beni presenti. Giunti davanti al bidet, non avendolo mai visto, lo catalogarono come “strano oggetto a forma di chitarra”.
Questa storia è citata un po’ ovunque: documentari Sky Arte, Storia del bidet di Spadanuda, articoli da Corriere a Blitzquotidiano. Ma manca la prova primaria: nessun inventario digitalizzato lo conferma. Sarà vero? O sarà una forzatura storica? Non si sa, ma è sempre simpatica come leggenda!
Ah, il bidet esiste ancora, ed è nel suo vano della stanza da bagno (non so se è ancora visitabile, nel 2013 io ci sono stata e ho potuto vederlo dal vivo!)

2013 | Io alla Reggia di Caserta
Mi fa sempre molto ridere ma nel 2013 ho costretto amici e fidanzato a visitare la Reggia solo per vedere la stanza da bagno. Qui, in fondo, io felice insieme al mio amico bidet... da lontano!
Da Maria Carolina d'Asburgo Lorena alla principessa Sissi: passione asburgica per l'igiene intima?
Maria Carolina, figlia di Maria Teresa d’Austria e sorella di Maria Antonietta (l’ultima regina consorte di Francia prima della Rivoluzione francese, moglie di Luigi XVI), porta qui l’influenza francese e viennese: ossessionata da pulizia e salute dopo le epidemie di colera, vietava alle dame di corte di entrare nel suo boudoir privato.
Un secolo dopo, un’altra icona asburgica – Sissi – farà lo stesso a Schönbrunn e Hofburg, con bagni moderni e bidet: stessa dinastia, stessa passione per l’igiene intima.
Quando sono stata a Vienna ho visitato diverse residenze legate alla figura della principessa Sissi (Elisabetta di Baviera) – ho fatto un vero e proprio tour legato ai bagni di Sissi – e ho raccolto diverse foto.
Mi sono incuriosita, cercavo un nesso tra queste due figure femminili così anticonformiste e innovative. In effetti, Maria Carolina, figlia di Maria Teresa d’Austria, porta a Caserta l’igiene asburgica. Il suo pronipote Francesco Giuseppe sposa appunto Sissi, che a sua volta sarà ossessionata da bagni e bidet – un filo dinastico di cura del corpo che lega Napoli a Vienna.
Nel Sisi Museum di Hofburg si possono ammirare le immagini di questo capolavoro di modernità (nel mio post le immagini sono più bruttine, abbiate pietà, erano tanti anni fa!).
Le due foto che seguono appartengono invece al sito (tutti i credits).
Anche nel Castello di Gödöllő, palazzo barocco (il più grande di tutta l’Ungheria) donato a Sissi e al suo consorte Francesco Giuseppe, è stato ritrovato un esemplare di bidet (la principessa lo voleva ovunque soggiornasse).
Altri bidet appartenuti alla dinastia asburgica li ho fotografati all’Hofmobiliendepot di Vienna: ecco il post.
Maria Carolina e la Principessa Sissi, dunque, sembrano avere diverse cose in comune
sono entrambe Asburgiche anticonformiste, particolarmente attente all’igiene personale.
Hanno introdotto l’idea di bagni privato lontano dagli occhi della servitù.
Entrambe hanno voluto il bidet come rituale intimo, da Caserta (1790) a Hofburg (1876).
Coincidenza dinastica? O eredità culturale di Maria Teresa? Con la principessa Sissi il bagno diventa tempio della cura personale, 70 anni prima della stanza da bagno borghese standard.
Evoluzione del bidet: dalla stanza da letto alla stanza da bagno
Com’è cambiato il bidet dai primi esemplari portatili realizzati a mano dagli ebanisti di corte ai modelli di design contemporaneo? E come si è trasformato il suo ruolo in base all’evoluzione degli usi e costumi? Dove è stato adottato come soluzione d’arredo stabile e dove, invece, è stato dimenticato?
Il bidet tra Settecento e Ottocento
Fino all’introduzione nelle abitazioni di un sistema di tubazioni che permettesse l’accesso all’acqua corrente, il bidet è rimasto un catino portatile da riempire e svuotare all’occorrenza.
Quando sono nati i primi esemplari, peraltro, non esisteva nemmeno la stanza da bagno, pertanto le pratiche igieniche personali venivano eseguite nella stanza da letto, come testimoniano anche tantissime opere d’arte (vi ricordate le tinozze nei dipinti di Degas di questo post?)
In due secoli il bidet è rimasto abbastanza simile alle sue prime realizzazioni: un catino di metallo o maiolica appoggiato a un supporto di legno con 4 gambe che permettesse una seduta comoda e stabile. Il catino, essendo amovibile, era facilmente lavabile.
I primi bidet erano vere e proprie opere d’arte, in alcuni casi con decorazioni raffinate realizzate appositamente per i proprietari che li avevano commissionati (come quelli della Principessa Sissi o, ancora prima, di Madame de Pompadour).
Il bidet in epoca Vittoriana
Nel XIX secolo, soprattutto in Inghilterra, la cultura vittoriana rivoluziona la concezione del bagno. La stanza da bagno non è più un semplice luogo per lavarsi, ma un simbolo di modernità, ordine e moralità domestica. Appaiono sanitari fissi in ghisa smaltata, vasche da bagno con piedini e bidet integrati con rubinetteria rudimentale (anche se non diffusi).
I materiali del tempo sono prevalentemente ceramica smaltata, ghisa e legno laccato. Il bidet resta uno strumento di igiene intima, ma inizia a perdere l’aspetto di oggetto portatile: si consolida come sanitario fisso, parte integrante della stanza da bagno, e la sua funzione di tutela della privacy si combina con l’attenzione alla pulizia personale e alla salubrità dell’ambiente domestico.
Le strade si dividono, e il bidet diventa un vezzo tutto italiano
La storia del bagno non è così lineare cronologicamente, e le tappe evolutive di questo ambiente sono molto diverse da continente a continente, da paese a paese. I paesi in cui il bidet è diventato parte della prasi progettuale sono pochi, e l’Italia spicca tra questi.
Quando nelle case è diventato comune avere un bagno privato (e parliamo di Novecento inoltrato!) il bidet ha preso il suo posto al fianco del wc, diventando uno dei protagonisti del bagno moderno. Ma mentre in Italia il sanitario aveva sembianze molto simili a quelle di un modello attuale, in altri paesi il bidet aveva ancora un design datato e una struttura portatile.
Il bidet nel mondo: chi lo usa e chi no?
La diffusione del bidet nel mondo non è omogenea (ce ne accorgiamo ogni volta che viaggiamo, noi italiani, vero?). In alcuni Paesi è parte integrante dell’igiene domestica e compare stabilmente nei regolamenti edilizi; in altri è quasi assente o sostituito da soluzioni tecnologiche alternative.
La geografia del bidet racconta differenze culturali, normative e infrastrutturali. Non è solo una questione di abitudine: entrano in gioco impianti idraulici, codici edilizi, tradizione igienica e perfino marketing industriale.
Mi sono “divertita” a ricostruire una sorta di mappa della diffusione del bidet: dividiamo il mondo in base a chi lo usa e chi no!
Italia: il bidet è obbligatorio dal 1975 (ma noi lo metteremmo anche se non lo fosse)
In Italia il bidet non è solo una tradizione culturale: è uno standard igienico-sanitario previsto dalla normativa.
Il riferimento è il Decreto Ministeriale 5 luglio 1975, che stabilisce i requisiti minimi degli alloggi, e prevede che ogni abitazione debba essere dotata di almeno un servizio igienico completo di wc, bidet, lavandino, vasca o doccia. Questo significa che in una casa con un solo bagno il bidet è obbligatorio. Nelle abitazioni con più bagni, l’obbligo riguarda quindi solo il bagno principale.
Nelle ristrutturazioni contemporanee, dovendo adeguare la prassi alle dimensioni delle abitazioni moderne, vengono concesse deroghe a patto che si prevedano soluzioni alternative come doccette da bidet oppure wc con bidet integrato (smart toilet o washlet giapponese).
Dal punto di vista funzionale, queste soluzioni sostituiscono la funzione del bidet in ceramica tradizionale. Tuttavia, è sempre necessario verificare la conformità rispetto ai regolamenti edilizi locali, perché l’interpretazione applicativa può variare da Comune a Comune.
Il bidet in Spagna, Portogallo e Sud America
Oltre all’Italia, il bidet è parte integrante della vita quotidiana in Portogallo e Spagna, dove ogni bagno principale ne è generalmente dotato.
In Portogallo il bidet è storicamente molto comune nelle abitazioni costruite nel Novecento.
In Spagna è diffuso soprattutto nelle case costruite fino agli anni 2000; nei nuovi progetti è meno sistematico ma ancora frequente.
La tradizione si estende anche ad alcuni paesi sudamericani: in Argentina il bidet è presente nella maggior parte delle abitazioni, mentre in Cile, Uruguay e Paraguay lo troviamo soprattutto nelle case di fascia medio-alta o nei condomini moderni.
In Colombia l’uso è più selettivo, diffuso negli appartamenti nuovi o più lussuosi, e in Brasile rimane sporadico, spesso sostituito da idroscopini o WC multifunzione.
In generale, la diffusione del bidet in Sudamerica segue la tradizione europea, ma varia molto in base a reddito, dimensioni dell’abitazione e tipo di costruzione, rendendo il bidet un elemento più presente in alcuni contesti e meno in altri.
Francia, UK, USA: perché il bidet è scomparso (o non è mai arrivato)
In paesi come Francia, Regno Unito e Stati Uniti, il bidet non è mai riuscito a diventare un elemento standard del bagno.
In Francia, nonostante le origini aristocratiche, il suo uso si è progressivamente ridotto a partire dal XIX secolo: nelle case moderne e nei condomini, i bagni erano spesso troppo piccoli e si preferiva affidarsi alla doccia o alla vasca per l’igiene intima.
Nel Regno Unito, il bidet non ha mai fatto parte della tradizione domestica: il bagno era concepito soprattutto come luogo per il lavaggio generale, e le toilette erano separate.
Negli Stati Uniti, invece, il bidet è rimasto quasi sconosciuto fino a tempi recenti; la cultura igienica americana ha privilegiato la doccia quotidiana e i sanitari innovativi come il WC multifunzione, rendendo il bidet superfluo e poco appetibile sul mercato. La combinazione di spazi ridotti, abitudini culturali consolidate e scarsa promozione commerciale ha portato questi paesi a ignorare quasi completamente il bidet, relegandolo a curiosità o a mercato di nicchia.
> C’è anche un pregiudizio culturale che ancora oggi fa sì che i paesi anglosassoni non vedano di buon occhio il bidet, e risale al periodo della Seconda Guerra Mondiale: a quel tempo i soldati americani arrivati in Europa hanno conosciuto il bidet come sanitario usato dalle prostitute nei bordelli. Ecco perché è sempre stato considerato qualcosa di scabroso, poco elegante e legato ai facili costumi.
Ps. se vi piacciono le stampe vintage in questo post ne trovate altre (sul bagno).
Giappone, Medio Oriente: bidet elettronici e washlet
In Oriente il concetto di igiene intima ha radici antiche e tradizionali. In Giappone, ad esempio, già nel periodo Edo (1603‑1868) esistevano pratiche di lavaggio specifiche per il corpo e per la zona intima, spesso con piccole vasche o contenitori d’acqua all’interno delle abitazioni.
Tuttavia, il vero salto tecnologico avviene nel XX secolo, quando l’elettronica incontra il sanitario: negli anni ’80, aziende giapponesi come TOTO introducono il primo washlet, un WC con getti d’acqua regolabili, asciugatura e funzioni di riscaldamento del sedile. Il washlet e i bidet elettronici diventano presto simboli di igiene avanzata e comfort domestico, con una diffusione capillare nelle case, negli hotel e persino negli uffici pubblici.
Nel Medio Oriente alcune culture hanno storicamente privilegiato l’uso dell’acqua per l’igiene personale, in linea con precetti religiosi e igienici. Anche qui l’evoluzione moderna ha portato all’adozione di bidet elettronici o doccette integrate ai WC multifunzionali simili ai washlet giapponesi. La tecnologia consente di mantenere le tradizioni locali di pulizia con standard contemporanei di comfort, igiene e risparmio idrico.
In queste regioni oggi il bidet elettronico rappresenta una combinazione tra tradizione, innovazione tecnologica e cultura del benessere personale.
Di Giappone ho scritto diverse volte su questo blog, perché c’è una cultura straordinaria dell’igiene e del bagno. In questo video della Toto si capisce bene come funziona un washlet.
Una curiosità: il bidet nel mondo nelle ricerche su Google Trends
Ok, qui mi sono divertita a curiosare su Google Trends, per capire quale fosse l’interesse recente intorno al bidet attraverso le ricerche di parole chiave legate al tema.
Ho considerato gli ultimi 20 anni per analizzare un periodo molto ampio (i cambiamenti culturali non li vedi certo nel breve periodo).
Ho selezionato “tutto il mondo” perché non mi interessava una singola area o un paese in particolare, ma andando poi a selezionare, per esempio, Francia, Giappone, Stati Uniti e altri paesi i trend sono molto diversi tra loro.
Una curiosità? Il picco che vedete è relativo all’esplosione di ricerche delle keywords legate al bidet in periodo di Pandemia (marzo 2020), nel quale la scarsità di carta igienica portò tantissime persone a cercare soluzioni alternative. E fu un boom di “bidet”, “what is bidet” “how to use bidet” “toilet bidet” e similari.
Se vi piace giocare potete provare a inserire altre parole chiave su Google Trends.
La mappa della diffusione del bidet nel mondo
Ho messo insieme le informazioni in mio possesso e ho chiesto all’intelligenza artificiale di crearmi una mappa: eccola!
La mappa definitiva della diffusione del bidet nel mondo!
Ok, dai, prendiamola con le pinze, è pur sempre un’indicazione basata sulle informazioni che IO ho inserito, però potrebbe essere molto realistica. Rende l’idea di quali paesi usano il bidet e quali no!
Storia recente del bidet (in Italia)
Negli ultimi decenni il design del bidet made in Italy è cambiato perfezionando linee e tecnologie: nella nostra memoria probabilmente ricordiamo ancora i modelli che avevamo nelle case dei nonni, qualcuno ancora presente in memoria di tempi ormai lontani. Ma proviamo a ricordare i piccoli (grandi) cambiamenti nell’aspetto del bidet italiano!
Dall'erogazione su ceramica alla rubinetteria tre fori ai miscelatori monocomando: eleganza e comfort per l'igiene intima
Ricordate che una volta il bidet non aveva una bocca di erogazione? L’acqua usciva da un foro (o più fori) collocato sul bordo della ceramica. Dai rubinetti (separati, acqua calda e acqua fredda) si regolava il flusso, e l’acqua veniva accompagnata al corpo con le mani. Poco funzionali, vero? Però è un bel pezzo della nostra italianissima storia del bidet!
Dai modelli (ormai) vintage qui sopra siamo poi passati ai bidet con rubinetteria monoforo, dapprima con le due manopole separate, poi con il pratico miscelatore che migliora il comfort permettendo una regolazione più facile della temperatura. In sostanza: i bidet che oggi ancora utilizziamo, indipendentemente dall’evoluzione del design.
L’acqua finalmente esce da una bocca di erogazione pratica e funzionale, per di più orientabile.
Il bidet moderno: filo parete, sospeso, monoforo
Filo parete, minimale, sospeso o a terra, colorato e coordinato con l’arredo e il resto dei sanitari, lavabi, piatto doccia o vasca da bagno.
Il bidet contemporaneo si allinea al design della stanza da bagno restando elemento fondamentale della progettazione del bagno italiano. La rubinetteria da bidet segue lo stesso concept e completa il sanitario offrendo funzionalità ed estetica elegante.
Un’evoluzione rapidissima che negli ultimi decenni ha trasformato un oggetto a volte incompreso in un elemento di design.
Come faremmo, noi italiani, senza bidet?
Il wc con bidet in Italia? Evoluzione tecnologica del design
Io resto molto scettica sull’abbandono del bidet in Italia in favore di soluzioni tecnologiche che sostituiscano la sua funzione.
Capisco che in alcuni contesti risolvano problemi concreti di spazio, o in altri aiutino l’igiene di persone con disabilità o difficoltà motorie. Ma il comfort e la praticità di un sanitario appositamente concepito per l’igiene intima credo sia imbattibile.
Peraltro, parlando proprio di igiene, credo che l’azione meccanica della mano che distribuisce acqua e sapone sia differente dall’azione “leggera” di un getto d’acqua.
Quindi sì, una soluzione che potrebbe aiutare in diversi contesti ma NO, non un’alternativa vera al nostro amatissimo bidet.
Peraltro il costo di un washlet è paragonabile a quello di un elettrodomestico costoso. Una scelta di acquisto da valutare bene, insomma, quando davvero non c’è altra soluzione.
In alternativa il bidet può essere “sostituito” da una doccetta (appositamente creata per l’igiene intima) o da un sedile multifunzione che integra un ugello estraibile. Ne esistono diverse versioni in commercio.
In conclusione, dopo tante curiosità sul bidet, una riflessione sul suo significato
La storia del bidet è molto più di una sequenza di date, nomi e corti europee. È la storia di come cambia il nostro rapporto con il corpo, con l’igiene e con la sfera privata.
Il bidet non è solo un sanitario.
È un indicatore culturale.
Racconta come cambia il rapporto con il corpo nella storia dell’uomo.
Mostra come si evolve l’idea di igiene.
Segna il passaggio dalla segretezza alla normalizzazione dell’intimità.
Testimonia la differenza tra culture dell’acqua e culture della carta.
Ha perfino molto a che fare con il ruolo della donna nella società, visto che per molto tempo è stato associato all’igiene per lo più femminile.
E in Italia, più che altrove, rimane un elemento che definisce il modo di progettare e vivere il bagno.
Può trasformarsi, integrarsi, ridursi o diventare hi-tech.
Ma finché l’acqua resterà centrale nell’idea di pulizia personale, il suo principio funzionale continuerà ad avere senso.
E questo, al di là delle mode, è ciò che conta davvero.

Storia del bidet
La principale fonte utilizzata per la scrittura di questo post è lui, Storia del bidet di Spadanuda. Che più che una storia del sanitario è un racconto dell'evoluzione dell'igiene, del pudore, dell'intimità.



