Si narra che quando i Savoia arrivarono alla Reggia di Caserta a seguito dell’Unità d’Italia (1861), inserirono negli inventari uno “strano oggetto a forma di chitarra” di cui non conoscevano l’esistenza: era il bidet, installato circa settant’anni prima per volontà della regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena.
L’episodio è riportato in numerose ricostruzioni divulgative, ma non esiste ad oggi un inventario ufficiale consultabile che confermi la formula esatta. Che sia leggenda o realtà, il dettaglio è secondario. Il fatto che nel 1861 il bidet fosse ancora percepito come un oggetto misterioso racconta molto più di quanto sembri.
Oggi è uno dei simboli della stanza da bagno all’italiana. Ma non nasce in Italia, non è sempre stato diffuso e per lungo tempo non è nemmeno stato considerato un sanitario.
Ma allora: quando è stato inventato il bidet, e da chi? In quali paesi è diffuso, e come mai in Italia è stato tanto amato e utilizzato rispetto ad altri paesi?
Per capire come siamo arrivati al bagno moderno — quello che diamo per scontato — bisogna tornare indietro di almeno tre secoli, quando il bidet non era un elemento fisso accanto al wc, ma un piccolo mobile portatile nascosto nelle camere da letto delle corti europee.
Cosa trovi in questo post
Origine del bidet: dove, quando e perché nasce davvero
Per rispondere alla domanda su dove e quando nasce il bidet, bisogna fare un passo indietro e dimenticare per un momento il bagno moderno. Il bidet non compare accanto al wc, non è in ceramica smaltata e non è collegato a un impianto idrico come lo intendiamo oggi.
Le sue prime tracce documentate risalgono alla Francia del XVII-XVIII secolo, dentro le camere da letto delle élite, in un mondo in cui l’igiene personale era un gesto privato, discreto, spesso invisibile… e nemmeno frequente.
All’epoca l’igiene era strettamente privata e spesso considerata tabù. Il bidet nasceva quindi come oggetto discreto, destinato a camere da letto e alcove, lontano dagli sguardi indiscreti. Non era ancora un sanitario fisso, né parte di una stanza dedicata al bagno: la sua funzione era di proteggere la privacy e garantire un’igiene intima in contesti in cui il contatto diretto con l’acqua e con il corpo stesso era ancora percepito con sospetto o vergogna.
Chi ha inventato il bidet? Perché non abbiamo un nome certo
L’invenzione del bidet resta avvolta nel mistero, nel senso che non esiste un documento definitivo che assegni l’idea a una singola persona.
Compare per la prima volta in inventari e descrizioni francesi tra il 1700 e il 1720, ma in questi documenti si parla ancora di “petits sièges pour se laver” o, più evocativamente, di “mobili bassi” da cavalcare come su piccoli pony.
Il bidet nasce effettivamente nei laboratori degli ebanisti parigini nella prima metà del Settecento, sotto Luigi XV, come evoluzione dei “seau de toilette” (secchio da toiolette) – vasi in ceramica su piedi per abluzioni intime – già diffusi nelle case borghesi e aristocratiche.
La prima menzione documentata del termine “bidet” come mobile specifico per l’igiene intima appare nel 1739, su un biglietto da visita del maestro ebanista Rémy Pèverie, che ne offriva modelli “à dossier et à abattant” (con schienale e coperchio ribaltabile).
Nessun inventore univoco è attestato nelle fonti storiche: nomi come Christophe Des Rosiers (citato spesso online in relazione a Madame de Prie, come colui che realizzò e installò il bidet nella sua residenza) mancano di riscontri primari in Guerrand o negli archivi dei mobilieri, spiegando perché il bidet resti un prodotto collettivo dell’artigianato francese piuttosto che un brevetto individuale.
In sostanza, il bidet nasce dal bisogno di privacy e discrezione nell’igiene personale, più che da una ricerca tecnica o da un’invenzione documentata: un piccolo mobile che rispondeva alle norme sociali del tempo e alla sensibilità aristocratica, prima ancora che a esigenze igieniche codificate.
Perché si chiama bidet? Etimologia della parola e significato
“Bidet” deriva dal francese antico bider, che significa letteralmente “trottare come un piccolo cavallo”. La parola richiama immediatamente la postura che si assumeva sul primo modello portatile: ci si sedeva a cavalcioni, come se si montasse un pony domestico, sul piccolo sgabello con catino incorporato.
Non è un dettaglio banale: il nome stesso ha contribuito a rendere l’oggetto imbarazzante e poco divulgabile in Francia. Lo storico Jean-Pierre Goubert lo riassume bene:
“Il nome stesso di bidet è impudico, poiché evoca un cavallino e quindi l’atto del montare. In tal modo pesa sull’immagine del bidet un’eredità di vergogna e di obbrobrio. D’altra parte, i medici francesi del Settecento l’hanno volutamente ignorato nei trattati d’igiene.”
[Jean-Pierre Goubert, Libération, 1995]
In Italia, invece, il termine fu accolto senza ironia o connotazioni negative. Bidet o bidè – a volte persino bidetto – divenne semplicemente il bidet, un compagno quotidiano senza tabù, lontano dalle implicazioni equestre e peccaminose della Francia del tempo. Nessuna vergogna, solo pratica: tanto che nel Novecento entrò nei codici edilizi come sanitario obbligatorio accanto al WC, norma che sopravvive ancora oggi.
L’etimologia del termine ci racconta quindi non solo la forma dell’oggetto, ma anche la cultura che lo circondava: un piccolo mobile portatile, privato e discreto, destinato a un gesto intimo che, in Francia, restava in qualche modo “proibito” ai trattati medici e alla visibilità pubblica.
Prima del bidet: l’igiene intima nell’antichità e nel Medioevo
E prima del Settecento? Non ci si faceva il bidet? Brevissimo riepilogo delle puntate precedenti.
Prima della nascita del bidet nel XVIII secolo, la cura dell’igiene intima non era del tutto assente: semplicemente si svolgeva con strumenti e modalità diverse.
Nel mondo romano l’igiene faceva parte della vita quotidiana. Le grandi terme pubbliche non erano solo luoghi di socialità, ma spazi dedicati alla pulizia del corpo attraverso vasche, acqua corrente e rituali strutturati. Nelle abitazioni private più agiate esistevano ambienti per il lavaggio e latrine collegate a sistemi di scolo.
Anche nelle civiltà egizia e greca sono documentati recipienti, brocche e catini utilizzati per abluzioni personali. L’acqua, spesso versata manualmente, era il principale strumento di detersione.
Con il Medioevo il quadro cambia, ma non nel senso di una “scomparsa” dell’igiene. In molte città europee esistevano bagni pubblici fino al XIV–XV secolo. I monasteri seguivano regole che prevedevano abluzioni periodiche, e testi come quelli della Scuola Medica Salernitana raccomandavano pratiche di pulizia del corpo come parte della cura della salute.
È vero, però, che tra tardo Medioevo ed età moderna si diffonde una maggiore diffidenza verso i bagni pubblici — anche a causa delle epidemie e della teoria dei miasmi — e l’igiene torna a essere prevalentemente domestica e localizzata, effettuata con catini e acqua versata manualmente.
Quando il bidet compare nella Francia del Settecento, non introduce l’idea di lavarsi: introduce uno strumento specifico e dedicato all’igiene intima, separato dalla semplice abluzione generica del corpo.
Ed è proprio questa specializzazione funzionale a segnare la vera novità nella storia dell’igiene.
Il bidet in Francia, tra Settecento e Ottocento
In Francia, il bidet rimase per lungo tempo un oggetto discreto e aristocratico, avvolto in un alone di mistero e spesso frainteso. Nelle corti, la privacy e il pudore dettavano le regole dell’igiene, e ogni gesto intimo doveva essere protetto dagli occhi indiscreti. Il bidet nasceva in questo contesto: un piccolo mobile, elegante e funzionale, destinato a soddisfare le esigenze di nobili attenti al corpo ma vincolati dal decoro dell’epoca.
> I primi modelli di bidet furono commissionati da una ristretta nicchia di rappresentanti dell’aristocrazia. La cosa curiosa è che questi personaggi storici legati al bidet sono tutti collegati tra loro!
Madame de Prie e il primo bidet della storia: la verità sull'aneddoto storico
La prima testimonianza storica del bidet, o almeno quella più citata, è legata a una nobildonna francese, Madame de Prie.
> Ci ho messo parecchio a ricostruire esattamente l’aneddoto – perché online c’è tantissima confusione tra fonti, date, personaggi – ma credo finalmente di averla capita!
La storia è questa. Siamo in Francia, sotto Luigi XV.
Jeanne Agnès Berthelot de Pléneuf divenne marchesa de Prie sposando il Marchese Luigi de Prie. Stanca del marito e della vita di provincia, rientrò a Parigi conquistando la corte di Luigi XV e anche il duca Luigi-Enrico di Borbone-Condé, principe di sangue e Primo Ministro francese, di cui divenne l’amante.
La sua reputazione libertina è immortalata nelle memorie del marchese d’Argenson (allora Ministro degli Esteri), redatte intorno agli anni ’50 del Settecento ma riferite a una visita del 1726: d’Argenson racconta di aver infatti trovato Madame de Prie “seduta a cavalcioni su un meuble bas” per la toilette intima, per nulla in imbarazzo per la sua presenza.
Lo storico Roger-Henri Guerrand, nel suo Le confident des dames – Le bidet du XVIIIe au XXe siècle (lo studio storico più solido sul bidet datato1997), interpreta questa scena come la testimonianza più antica di un bidet ante litteram, collocato nel salotto di una dama di corte dove igiene e seduzione si intrecciavano quotidianamente. Lo stesso Guerrand avverte però che l’episodio può essere in parte costruito a posteriori: d’Argenson scrive le sue memorie negli anni 1750, quando il termine “bidet” è già in circolazione, e potrebbe quindi usare una parola moderna per colorire un ricordo o per denigrare una dama libertina caduta in disgrazia.
L’episodio di Madame di Prie è raccontato anche in “Storia del bidet” di Luciano Spadanuda (uno dei libri sulla storia del bagno che sto collezionando).
I bidet della marchesa di Pompadour
Altra estimatrice del bidet è stata la Marchesa di Pompadour (Jeanne-Antoinette Poisson, 1721-1764, diventata marchesa per volontà di Luigi XV, di cui era l’amante) e donna potentissima dell’epoca.
Madame Pompadour possedeva più di un bidet, alcuni di questi erano vere e proprie opere d’arte.
Di uno di questi c’è traccia nei registri di un famoso artigiano (L. Duvaux) che realizzò per lei nel 1751 un bidet pregiato con vasca in stagno, schienale impiallacciato in legno di rosa tutto intarsiato.
> Curiosissimo anche il fatto che tra i principali nemici della Pompadour ci fosse il Marchese d’Argenson, che abbiamo conosciuto poco più su parlando di Madame de Prie!
Alla marchesa di Pompadour sono legati altri due nomi importanti della storia del bidet:
- Francois Boucher (che divenne pittore del Re proprio grazie alla simpatia della Marchesa di Pompadour) iniziò a dipingere scene di vita aristocratica e fu il primo a rappresentare una donna sul bidet: il suo è uno dei dipinti più diffusi e condivisi in merito alla storia del bidet;
- Louis-Leopold Boilly (1761-1845) che lo seguì qualche decennio dopo, dipingendo Femme a sà toilette nel 1790.
La vita quotidiana delle nobildonne era oggetto di interesse per artisti e pittori, e il bidet – accessorio così curioso, intrigante e malizioso – divenne protagonista dei dipinti tanto quanto le sue proprietarie.
Un aneddoto curiosissimo sul bidet
C’è un altro protagonista della storia del bidet, l’Abbé Francois de Bernis, che conosceva la Marchesa Pompadour prima ancora che lei diventasse Marchesa. Grazie alla sua “amica” (probabile amante) fece una brillante carriera politica diventando Ministro degli Esteri e infine Cardinale.
Inviato a Roma come ambasciatore si trovò un’amante (la duchessa Giuliana di Santacroce). Preso dal trasporto sincero verso la donna le donò un prezioso bidet in argento.
La duchessa, non sapendo cosa fosse pensò bene di presentarlo a centro tavola per una cena natalizia, mettendovi dentro un enorme capitone. Pensava fosse un grande vassoio da portata.
In effetti a quel tempo, metà Settecento, l’igiene intima era ancora un’abitudine incerta, sporadica e coperta dai tabù.
I primi bidet portatili e i 100 bidet della Reggia di Versailles
I primi modelli di bidet, come abbiamo visto, erano quindi portatili: piccoli mobili in legno intarsiato, con catini in porcellana o metallo, che venivano collocati accanto al letto o nell’alcova. L’obiettivo non era solo lavarsi, ma farlo con discrezione, lontano da sguardi indiscreti.
Grazie alla loro maestria, gli artigiani francesi trasformarono il bidet in un vero e proprio oggetto di design:
Nel 1739 Remy Pàverie creò un bidet doppio con schienali affiancati.
Nel 1751 il laboratorio Duvaux realizzò il famoso bidet di Madame Pompadour (vedi sopra) e uno per Madame de Talmont Saint-Germain in ciliegio con intarsi di legno d’amaranto e rivestimento in pelle rosa.
Nel 1762 Jacques Dulin sperimentò il metallo, con piedini svitabili e decorazioni floreali o mitologiche.
Sull’onda di questo entusiasmo per l’igiene, alla Reggia di Versailles furono installati addirittura 100 bidet durante il regno di Luigi XV. Tuttavia, molti di questi vennero rimossi poco tempo dopo, perché rimasero inutilizzati e mal compresi: il bidet, pur elegante e raffinato, non era ancora entrato nell’uso quotidiano delle corti.
Anche Napoleone Bonaparte, si racconta, era un fan sfegatato del bidet. Ne possedeva uno in argento puro (poi lasciato in eredità al figlio secondo quanto si legge dal suo testamento), progettato per lenire irritazioni dopo le cavalcate: un piccolo lusso personale, perfettamente coerente con l’origine equestre del nome “bidet”, il “piccolo cavallo”.
Malintesi e tabù sull’igiene
Nonostante la cura e l’eleganza, il bidet veniva spesso frainteso.
Nel 1739 un rivenditore francese lo pubblicizzava come “custodia per violino in porcellana con quattro piedi”, dimostrando quanto fosse sconosciuto anche tra i contemporanei.
Il Settecento, del resto, non era particolarmente propizio all’igiene personale: credenze religiose e perfino mediche sconsigliavano lavaggi frequenti, considerandoli peccaminosi. L’illuminato Diderot spiegava alla figlia come celare a se stessi “quelle parti del corpo la cui vista potesse indurre al vizio”, sintetizzando perfettamente il clima di pruderie e pudore dell’epoca.
Eppure, nonostante l’iniziale diffidenza e i tabù, il bidet conquistò lentamente il suo spazio nelle camere delle élite francesi. Resta l’emblema di un’epoca in cui la discrezione era tanto importante quanto l’igiene stessa.
> La credenza che il bidet avesse proprietà antinconcezionali si è protratta fino a Novecento inoltrato. Nell 1966 gli autori Nizza e Morbelli, nel “Dizionario enciclopedico dell’amore”, definivano il sanitario “il cimitero degli innocenti”.
Storia del bidet in Italia: i Borbone e la Reggia di Caserta
Se in Francia il bidet nasce nel XVIII secolo e poi perde centralità con la Rivoluzione, in Italia la sua affermazione passa attraverso la corte borbonica.
È Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, moglie di Ferdinando IV di Borbone, a introdurre stabilmente il bidet negli ambienti di corte del Regno di Napoli. Intorno alla fine del Settecento, la sovrana – nota per l’attenzione all’igiene personale – ne fece installare uno nei suoi appartamenti privati presso la Reggia di Caserta.
Si tratta di un passaggio fondamentale: fino ad allora non esisteva una vera “stanza da bagno” concepita come ambiente autonomo e strutturato. L’igiene quotidiana avveniva tramite catini portatili, vasi da notte, lavacri in camera o ambienti di servizio. L’idea di uno spazio dedicato, progettato con funzioni specifiche e dotato di impianti, rappresenta una svolta culturale prima ancora che tecnica.
Maria Carolina d'Asburgo-Lorena e la prima vera stanza da bagno
Il Bagno e il Boudoir della regina furono progettati da Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi Vanvitelli, tra il 1770 e il 1780 circa, su preciso volere della sovrana.
Non si trattava di un semplice ambiente di servizio, ma di un vero complesso articolato in cinque stanze comunicanti:
- Stanza da Lavoro (Sala degli Specchi gialla): pareti rivestite in seta, grandi specchi di Murano, applicazioni dorate e soffitto specchiato.
- Sala della Vasca da Bagno: ambiente riccamente decorato, con vasca in marmo di Carrara e rame dorato dotata di rubinetti per acqua calda e fredda oltre a un bidet con sistema di rubinetteria e scarico — innovazioni tecniche rare per l’epoca.
- Sala del WC: con latrina dotata di sedile ligneo intarsiato e scarico (l’originale andò distrutto durante la Seconda guerra mondiale).
- Sala da Toeletta (Sala degli Stucchi): riccamente affrescato, arredato e decorato.
- Guardaroba della Regina.
Qui il bidet non è più un oggetto mobile da camera, ma un elemento integrato in un sistema funzionale dotato di impianto idraulico. È questo il vero salto di qualità: la nascita dello spazio bagno come ambiente privato appositamente progettato.
I concetti di privacy, pudore e intimità cambiano per sempre
Questi ambienti raccontano anche un mutamento culturale.
La regina voleva che il suo boudoir fosse uno spazio riservato, sottratto alla vista della corte. L’accesso era limitato e controllato: non un luogo pubblico di rappresentanza, ma un ambiente destinato alla cura del corpo e alla dimensione personale.
In un’epoca in cui la vita di corte era esposta e condivisa, la scelta di creare stanze intime, funzionalmente attrezzate e protette da sguardi indiscreti segna un cambio di paradigma. La cura dell’igiene diventa parte della sfera privata.
Esistono racconti secondo cui la disposizione degli specchi — attribuiti a manifatture muranesi di grande prestigio — consentisse alla sovrana di controllare gli accessi ai corridoi adiacenti, per proteggere gli accessi dei suoi amanti da sguardi indiscreti. Dettagli che appartengono più alla tradizione narrativa che a fonti archivistiche documentate.
Il primo bidet d'Italia e lo "strano oggetto a forma di chitarra": la leggenda dei Savoia (1861)
Secondo un aneddoto molto diffuso, nel 1861, dopo l’Unità d’Italia, i funzionari sabaudi incaricati dell’inventario dei beni della Reggia si sarebbero trovati davanti al bidet senza riconoscerne la funzione, catalogandolo come “strano oggetto a forma di chitarra”.
L’episodio è citato frequentemente in articoli divulgativi, ma non risulta supportato da fonti archivistiche ufficiali. Per correttezza, quindi, lo considereremo una leggenda popolare più che un dato storico verificato.
Il bidet della regina è tuttora conservato negli appartamenti reali della Reggia di Caserta.
La visitabilità degli ambienti varia nel tempo in base ai percorsi aperti al pubblico, io sono riuscita a vederlo dal vivo nel 2013!

2013 | Reggia di Caserta
Mi fa sempre molto ridere ma nel 2013 ho costretto amici e fidanzato a visitare la Reggia solo per vedere la stanza da bagno. Eccomi in foto!
Da Maria Carolina d'Asburgo Lorena alla principessa Sissi: passione asburgica per l'igiene intima?
Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, figlia di Maria Teresa d’Austria e sorella di Maria Antonietta (l’ultima regina consorte di Francia prima della Rivoluzione francese), porta alla corte napoletana una cultura dell’igiene tipica dell’ambiente viennese e francese di fine Settecento.
La sua attenzione alla salute – maturata anche in un’epoca segnata da epidemie ricorrenti – si traduce nella progettazione di ambienti dedicati alla cura del corpo, riservati e strutturati. Il bidet entra così stabilmente nella dimensione privata della corte borbonica.
Un secolo dopo, un’altra figura femminile legata alla dinastia asburgica mostrerà una sensibilità simile: Elisabetta di Baviera, universalmente nota come la principessa Sissi.
Quando sono stata a Vienna ho visitato diverse residenze legate alla figura di Sissi – ho fatto un vero e proprio tour legato ai bagni di Sissi – e ho raccolto diverse foto.
Mi sono incuriosita, cercavo un nesso tra queste due figure femminili così anticonformiste e innovative.
I bagni privati di Sissi e i suoi bidet
Visitando il Castello di Schönbrunn e il Sisi Museum di Hofburg, si possono osservare gli ambienti che testimoniano un’attenzione quasi ossessiva alla cura personale.
La toilette privata dell’imperatrice comprendeva:
- vasca in rame zincato
- sistemi di riscaldamento dell’ambiente
- pavimentazione in linoleum (materiale innovativo nella seconda metà dell’Ottocento)
- spazi separati per il WC
In uno stanzino chiuso da porta vetrata si trovava il water, celebre per la forma decorativa in ceramica che richiama un delfino — elemento che unisce funzione tecnica e gusto ornamentale.
Qui il bagno non è più solo ambiente funzionale: diventa spazio personale strutturato, tecnologicamente aggiornato e separato dal resto degli ambienti di rappresentanza.
Le due foto che seguono appartengono al sito (tutti i credits).
Anche nel Castello di Gödöllő, palazzo barocco (il più grande di tutta l’Ungheria) donato a Sissi e al suo consorte Francesco Giuseppe, è stato ritrovato un esemplare di bidet (la principessa lo voleva ovunque soggiornasse).
Altri bidet appartenuti alla dinastia asburgica li ho fotografati all’Hofmobiliendepot di Vienna: ecco il post.
La documentazione museale conferma che il bidet faceva parte stabilmente delle dotazioni personali dell’imperatrice nelle diverse residenze.
Maria Carolina (fine XVIII secolo) e Sissi (seconda metà del XIX) operano in contesti storici molto diversi, è vero, ma condividono alcuni tratti significativi:
- appartenenza alla casa d’Asburgo
- attenzione rigorosa alla salute e alla disciplina del corpo
- creazione di spazi bagno riservati e separati dalla vita pubblica
- integrazione del bidet come elemento fisso dell’ambiente privato
Non esiste una documentazione che dimostri una trasmissione diretta di “tradizioni igieniche” tra le due figure, d’accordo, ma si può parlare di una cultura aristocratica mitteleuropea in cui la cura del corpo, tra Settecento e Ottocento, assume progressivamente un valore identitario.
Con Sissi, il bagno imperiale anticipa di decenni la standardizzazione borghese della stanza da bagno domestica, che in Europa si diffonderà solo tra fine Ottocento e inizio Novecento grazie allo sviluppo degli impianti idraulici moderni.
Evoluzione del bidet: dalla stanza da letto alla stanza da bagno
Come si è passati dal bidet portatile settecentesco, realizzato dagli ebanisti di corte, al sanitario integrato nei bagni contemporanei?
L’evoluzione del bidet segue quella dell’impiantistica domestica e, più in generale, della nascita della stanza da bagno come ambiente autonomo. Non è solo un oggetto che cambia forma: cambia il contesto architettonico, cambiano le abitudini igieniche, cambia il concetto stesso di privacy.
Il bidet tra Settecento e Ottocento: oggetto portatile e rituale privato
Fino all’introduzione nelle abitazioni di un sistema di tubazioni che permettesse l’accesso all’acqua corrente, il bidet è rimasto un catino portatile da riempire e svuotare all’occorrenza.
Quando sono nati i primi esemplari, peraltro, non esisteva nemmeno la stanza da bagno, pertanto le pratiche igieniche personali venivano eseguite nella stanza da letto, come testimoniano anche tantissime rappresentazioni pittoriche tra Settecento e Ottocento (vi ricordate le tinozze nei dipinti di Degas di questo post?)
In due secoli il bidet è rimasto abbastanza simile alle sue prime realizzazioni: un catino di metallo o maiolica appoggiato a un supporto di legno con 4 gambe che permettesse una seduta comoda e stabile. Il catino, essendo amovibile, era facilmente lavabile.
I primi bidet, come abbiamo visto, erano oggetti di alta manifattura: intarsi, dorature, porcellane decorate. Più che un semplice strumento funzionale, erano arredi commissionati su misura, coerenti con il gusto e lo status del proprietario.
Il bidet nell’Ottocento: nascita della stanza da bagno e primi modelli fissi
Nel XIX secolo, con la progressiva diffusione degli impianti idraulici nelle residenze aristocratiche e borghesi, il bagno inizia a configurarsi come ambiente autonomo.
In epoca vittoriana, soprattutto nei contesti urbani più avanzati, compaiono sanitari fissi in ghisa smaltata e ceramica. Anche il bidet perde gradualmente la sua natura portatile e viene collegato a sistemi rudimentali di adduzione e scarico.
Non si tratta ancora di una diffusione capillare: il bidet resta un elemento presente in alcune abitazioni di alto livello, ma la sua trasformazione da oggetto mobile a sanitario stabile è ormai avviata.
Dal punto di vista progettuale, questo passaggio è decisivo: il bidet entra nella grammatica della stanza da bagno, insieme a vasca e water closet (wc!).
> In Inghilterra, però, per esempio, la società non riusciva ad accettare il lavaggio delle parti intime come pratica igienica e fino a metà/fine Ottocento l’atto di farsi il bidet è stato ritenuto sconveniente e volgare. In effetti nei paesi anglosassoni, come vedremo, il bidet non ha mai preso piede.
Novecento: il bidet diventa protagonista del bagno italiano
La vera diffusione del bagno privato nelle abitazioni avviene solo nel Novecento, con la standardizzazione degli impianti idraulici e delle reti fognarie urbane.
È in questo momento che le strade si dividono.
In molti Paesi europei e anglosassoni il bidet non entra stabilmente nella progettazione residenziale. In Italia, invece, diventa parte integrante del bagno domestico, affiancando il WC in modo sistematico.
Nel corso del XX secolo il bidet assume una forma sempre più simile a quella attuale: sanitario in ceramica, fissato a pavimento (e successivamente sospeso), collegato direttamente all’impianto idrico.
Da oggetto aristocratico e rituale privato, il bidet si trasforma così in elemento standard dell’arredo bagno italiano — al punto da essere percepito, oggi, come indispensabile.
Il bidet nel mondo: chi lo usa e chi no?
La diffusione del bidet nel mondo non è omogenea (ce ne accorgiamo ogni volta che viaggiamo, noi italiani, vero?). In alcuni Paesi è parte integrante dell’igiene domestica e compare stabilmente nei regolamenti edilizi; in altri è quasi assente o sostituito da soluzioni tecnologiche alternative.
La geografia del bidet racconta differenze culturali, normative e infrastrutturali. Non è solo una questione di abitudine: entrano in gioco impianti idraulici, codici edilizi, tradizione igienica e perfino marketing industriale.
Mi sono “divertita” a ricostruire una sorta di mappa della diffusione del bidet: dividiamo il mondo in base a chi lo usa e chi no!
Italia: il bidet è obbligatorio? (Spoiler: sì, dal 1975 - ed ecco perché)
In Italia il bidet non è solo una tradizione culturale: è uno standard igienico-sanitario previsto dalla normativa.
Il riferimento è il Decreto Ministeriale 5 luglio 1975, che stabilisce i requisiti minimi degli alloggi, e prevede che ogni abitazione debba essere dotata di almeno un servizio igienico completo di wc, bidet, lavandino, vasca o doccia. Questo significa che in una casa con un solo bagno il bidet è obbligatorio. Nelle abitazioni con più bagni, l’obbligo riguarda quindi solo il bagno principale.
Nelle ristrutturazioni contemporanee, dovendo adeguare la prassi alle dimensioni delle abitazioni moderne, vengono concesse deroghe a patto che si prevedano soluzioni alternative come doccette da bidet oppure wc con bidet integrato (smart toilet o washlet giapponese).
Dal punto di vista funzionale, queste soluzioni sostituiscono la funzione del bidet in ceramica tradizionale. Tuttavia, è sempre necessario verificare la conformità rispetto ai regolamenti edilizi locali, perché l’interpretazione applicativa può variare da Comune a Comune.
Il bidet in Spagna, Portogallo e Sud America
Oltre all’Italia, il bidet è parte integrante della vita quotidiana in Portogallo e Spagna, dove ogni bagno principale ne è generalmente dotato.
In Portogallo il bidet è storicamente molto comune nelle abitazioni costruite nel Novecento.
In Spagna è diffuso soprattutto nelle case costruite fino agli anni 2000; nei nuovi progetti è meno sistematico ma ancora frequente.
La tradizione si estende anche ad alcuni paesi sudamericani: in Argentina il bidet è presente nella maggior parte delle abitazioni, mentre in Cile, Uruguay e Paraguay lo troviamo soprattutto nelle case di fascia medio-alta o nei condomini moderni.
In Colombia l’uso è più selettivo, diffuso negli appartamenti nuovi o più lussuosi, e in Brasile rimane sporadico, spesso sostituito da idroscopini o WC multifunzione.
In generale, la diffusione del bidet in Sudamerica segue la tradizione europea, ma varia molto in base a reddito, dimensioni dell’abitazione e tipo di costruzione, rendendo il bidet un elemento più presente in alcuni contesti e meno in altri.
Francia, UK, USA: perché non si usa il bidet?
In paesi come Francia, Regno Unito e Stati Uniti, il bidet non è mai riuscito a diventare un elemento standard del bagno.
In Francia, nonostante le origini aristocratiche, il suo uso si è progressivamente ridotto a partire dal XIX secolo: nelle case moderne e nei condomini, i bagni erano spesso troppo piccoli e si preferiva affidarsi alla doccia o alla vasca per l’igiene intima.
> Secondo alcune fonti solo circa il 40/42% delle case francesi ne è dotato, una percentuale in forte calo rispetto a qualche decennio fa.
Nel Regno Unito, il bidet non ha mai fatto parte della tradizione domestica: il bagno era concepito soprattutto come luogo per il lavaggio generale, e le toilette erano separate.
Negli Stati Uniti, invece, il bidet è rimasto quasi sconosciuto fino a tempi recenti; la cultura igienica americana ha privilegiato la doccia quotidiana e i sanitari innovativi come il WC multifunzione, rendendo il bidet superfluo e poco appetibile sul mercato. La combinazione di spazi ridotti, abitudini culturali consolidate e scarsa promozione commerciale ha portato questi paesi a ignorare quasi completamente il bidet, relegandolo a curiosità o a mercato di nicchia.
> C’è anche un pregiudizio culturale che ancora oggi fa sì che i paesi anglosassoni non vedano di buon occhio il bidet, e risale al periodo della Seconda Guerra Mondiale: a quel tempo i soldati americani arrivati in Europa hanno conosciuto il bidet come sanitario usato dalle prostitute nei bordelli. Ecco perché è sempre stato considerato qualcosa di scabroso, poco elegante e legato ai facili costumi.
Ps. se vi piacciono le stampe vintage in questo post ne trovate altre (sul bagno).
Giappone, Medio Oriente: bidet elettronici e washlet
In Oriente il concetto di igiene intima ha radici antiche e tradizionali. In Giappone, ad esempio, già nel periodo Edo (1603‑1868) esistevano pratiche di lavaggio specifiche per il corpo e per la zona intima, spesso con piccole vasche o contenitori d’acqua all’interno delle abitazioni.
Alcuni commercianti fiorentini che nel Medioevo si erano spinti fino all’Estremo Oriente raccontavano con meraviglia che le donne indiane avevano abitudine di provvedere alla loro igiene intima, per esempio (mentre in Occidente il Medioevo è un periodo drammatico per l’igiene personale)
Tuttavia, il vero salto tecnologico avviene nel XX secolo, quando l’elettronica incontra il sanitario: negli anni ’80, aziende giapponesi come TOTO introducono il primo washlet, un WC con getti d’acqua regolabili, asciugatura e funzioni di riscaldamento del sedile. Il washlet e i bidet elettronici diventano presto simboli di igiene avanzata e comfort domestico, con una diffusione capillare nelle case, negli hotel e persino negli uffici pubblici.
Nel Medio Oriente alcune culture hanno storicamente privilegiato l’uso dell’acqua per l’igiene personale, in linea con precetti religiosi e igienici. Anche qui l’evoluzione moderna ha portato all’adozione di bidet elettronici o doccette integrate ai WC multifunzionali simili ai washlet giapponesi. La tecnologia consente di mantenere le tradizioni locali di pulizia con standard contemporanei di comfort, igiene e risparmio idrico.
In queste regioni oggi il bidet elettronico rappresenta una combinazione tra tradizione, innovazione tecnologica e cultura del benessere personale.
Di Giappone ho scritto diverse volte su questo blog, perché c’è una cultura straordinaria dell’igiene e del bagno. In questo video della Toto si capisce bene come funziona un washlet.
Una curiosità: il bidet nel mondo nelle ricerche su Google Trends
Ok, qui mi sono divertita a curiosare su Google Trends, per capire quale fosse l’interesse recente intorno al bidet attraverso le ricerche di parole chiave legate al tema.
Ho considerato gli ultimi 20 anni per analizzare un periodo molto ampio (i cambiamenti culturali non li vedi certo nel breve periodo).
Ho selezionato “tutto il mondo” perché non mi interessava una singola area o un paese in particolare, ma andando poi a selezionare, per esempio, Francia, Giappone, Stati Uniti e altri paesi i trend sono molto diversi tra loro.
Una curiosità? Il picco che vedete è relativo all’esplosione di ricerche delle keywords legate al bidet in periodo di Pandemia (marzo 2020), nel quale la scarsità di carta igienica portò tantissime persone a cercare soluzioni alternative. E fu un boom di “bidet”, “what is bidet” “how to use bidet” “toilet bidet” e similari.
Se vi piace giocare potete provare a inserire altre parole chiave su Google Trends.
La mappa della diffusione del bidet nel mondo
Ho messo insieme le informazioni in mio possesso e ho chiesto all’intelligenza artificiale di crearmi una mappa: eccola!
La mappa definitiva della diffusione del bidet nel mondo!
Ok, dai, prendiamola con le pinze, è pur sempre un’indicazione basata sulle informazioni che IO ho inserito, però potrebbe essere molto realistica. Rende l’idea di quali paesi usano il bidet e quali no!
Storia recente del bidet (in Italia)
Nel secondo Novecento il bidet smette di essere un semplice sanitario funzionale e diventa parte integrante del progetto bagno.
L’evoluzione dell’impiantistica, la diffusione della produzione industriale in ceramica sanitaria e la crescita del design italiano trasformano profondamente forma, ergonomia e tecnologia del bidet.
Se pensiamo ai modelli presenti nelle case dei nonni, ricordiamo volumi abbondanti, rubinetterie separate e linee importanti. Oggi il bidet italiano è essenziale, coordinato, spesso minimale. Ma il percorso non è stato immediato.
Dall’erogazione integrata alla rubinetteria monocomando
I primi bidet “moderni” diffusi nel Novecento in Italia non avevano una vera bocca di erogazione esterna.
L’acqua fuoriusciva direttamente da fori ricavati nella ceramica; la regolazione avveniva tramite due manopole separate per acqua calda e fredda. L’utilizzo richiedeva un’interazione manuale maggiore e una gestione meno immediata della temperatura.
Con il tempo si afferma la rubinetteria monoforo: prima con doppia manopola, poi con il miscelatore monocomando.
Questo passaggio non è solo estetico, ma funzionale:
regolazione più rapida della temperatura
maggiore comfort
igiene più controllata
possibilità di bocca orientabile
È qui che si definisce il bidet come lo conosciamo oggi: sanitario in ceramica con rubinetteria dedicata, integrato stabilmente nella progettazione del bagno italiano.
Una nota storica: da un censimento effettuato in Italia nel 1931 possiamo dedurre che nei capoluoghi quasi il 90% degli appartamenti non era ancora dotato di bagni privati. Solo dopo la Seconda Guerra Mondiale e la conseguente ricostruzione il boom economico diede un impulso anche al settore igienico-sanitario. I possessori di bidet, insomma, erano ancora pochissimi – visto che pochissimi erano anche i possessori di bagni!
Il bidet moderno: filo parete, sospeso, monoforo
Negli ultimi vent’anni il design del bidet segue l’evoluzione dell’arredo bagno contemporaneo.
Nascono modelli filo parete, sospesi, compatti per piccoli spazi, coordinati a wc e lavabo, disponibili in finiture opache o colori.
Il bidet non è più un elemento “aggiunto”, ma parte di una collezione completa. Dialoga con sanitari, mobili bagno e rivestimenti.
L’attenzione si sposta su proporzioni, leggerezza visiva e facilità di pulizia — basti pensare alla diffusione dei sanitari sospesi, che alleggeriscono lo spazio e migliorano l’igiene del pavimento.
Da oggetto funzionale spesso trascurato, il bidet diventa componente progettuale consapevole del bagno italiano.
Il wc con bidet integrato: alternativa o evoluzione?
Negli ultimi anni si è diffusa anche in Italia la proposta di wc con bidet integrato (spesso chiamato washlet), soluzione nata e sviluppata soprattutto in Giappone.
Si tratta di sanitari o sedili multifunzione dotati di ugello retrattile, regolazione della temperatura dell’acqua e, nei modelli più avanzati, asciugatura e funzioni elettroniche.
In alcuni contesti questa soluzione risolve problematiche reali:
bagni di piccole dimensioni
ristrutturazioni con vincoli di spazio
esigenze legate a mobilità ridotta
Tuttavia, nel mercato italiano il bidet separato resta ancora oggi la soluzione prevalente nella progettazione residenziale. Il suo utilizzo, radicato culturalmente, continua a essere percepito come più pratico e immediato.
Accanto al wc con bidet integrato esistono anche alternative come la doccetta igienica o il sedile multifunzione applicabile a un wc tradizionale, ma si tratta di soluzioni complementari più che sostitutive nel contesto italiano.
Il bidet come contenitore culturale
La storia del bidet non è solo la storia di un sanitario.
È la storia dell’evoluzione del bagno e del rapporto tra corpo, igiene e spazio domestico.
Dal mobile portatile nelle camere aristocratiche del Settecento al sanitario sospeso coordinato con l’arredo bagno contemporaneo, il bidet racconta:
- la nascita della stanza da bagno
- la trasformazione dell’intimità in dimensione privata strutturata
- la diffusione dell’acqua come strumento centrale di pulizia personale
- le differenze culturali tra Paesi che privilegiano l’acqua e Paesi che privilegiano la carta
In Italia, più che altrove, il bidet è diventato elemento identitario del bagno domestico.
Può evolversi nel design, integrarsi in nuove tecnologie o ridurre le sue dimensioni. Ma finché l’idea di igiene resterà legata all’acqua, il principio funzionale del bidet continuerà ad avere un ruolo nel progetto del bagno.
Ed è proprio questa continuità culturale che lo rende un oggetto tutt’altro che marginale nella storia dell’abitare.

Storia del bidet
La principale fonte utilizzata per la scrittura di questo post è lui, Storia del bidet di Spadanuda. Che più che una storia del sanitario è un racconto dell'evoluzione dell'igiene, del pudore, dell'intimità.



