Ofuro, antico rituale del bagno giapponese

ofuro giapponese antico rituale del bagno

C’è qualcosa di irresistibilmente preciso nel modo in cui i giapponesi pensano al bagno. Non è un momento da ritagliare tra due impegni. Non è una doccia veloce mentre il timer mentale scorre. È la sera. L’acqua è calda – molto, 40 gradi o più – e la vasca profonda aspetta già piena da qualche ora. Prima ti lavi, accuratamente, fuori dalla vasca. Poi entri. E stai.

Questo è l’ofuro. O, per essere precisi, questa è la forma domestica moderna di una pratica che ha radici molto più antiche di quanto sembri.

Le origini: acqua, purezza e shintoismo

Prima ancora che esistessero le vasche, prima del legno di hinoki e dell’acqua calda a 42 gradi, in Giappone l’acqua serviva a qualcosa di preciso: purificare.

Il misogi (禅) è il rito shintoista di abluzione in acqua fredda naturale – fiumi, cascate, mare. Lo scopo è rimuovere il kegare (穢れ), che non è sporco fisico ma qualcosa di più sottile: un’impurità accumulata, un peso spirituale. Il Kojiki, la più antica cronaca giapponese redatta nel 712 d.C., racconta che il primo misogi fu compiuto dal dio Izanagi, che si immersa in un fiume per purificarsi dopo aver visitato lo Yomi – l’oltretomba. Da quell’atto di purificazione nacquero tre delle divinità più importanti del pantheon shintoista: Amaterasu (il sole), Tsukuyomi (la luna) e Susanoo (la tempesta).

L’acqua, in Giappone, non è mai solo acqua.

Misogi e ofuro non sono la stessa cosa – uno è acqua fredda e sacra, l’altro è acqua calda e domestica – ma condividono la stessa radice concettuale: ci si immerge per tornare a se stessi, alleggeriti.

Il secondo capitolo della storia arriva nel VI secolo, quando il Buddismo entra in Giappone dalla Cina attraverso la Corea. Nei monasteri buddisti nascono le prime strutture per il bagno caldo: lo yudo (湯堂, letteralmente “sala dell’acqua calda”) e il yokudo (浴堂, “sala del bagno”). Inizialmente sono spazi riservati ai monaci. Poi l’idea si diffonde tra i fedeli laici come atto di carità – seyoku – e pratica di cura per i malati e i poveri. È in questo momento che il bagno caldo smette di essere pura igiene e diventa rituale condiviso.

Dal tempio alla casa: il percorso storico dell’ofuro

Il passaggio dai monasteri alle case private non è immediato. Per secoli, la maggior parte della popolazione giapponese si lava nei bagni pubblici: i sento (錢湯), i furoya. Nel periodo Edo (1603-1868) questi luoghi raggiungono il loro apice sociale. Funzionano come le terme romane, o come i caffè europei: ci si va non solo per lavarsi ma per incontrare le persone, parlare, fare affari. Alcuni furoya di lusso ospitano ristoranti, parrucchieri, piccoli negozi. Sono un polo della vita comunitaria.

La vasca privata in casa è un lusso che pochi possono permettersi. La maggioranza condivide l’acqua – e il rituale – con gli altri.

L’ordine in cui si accede alla vasca non è casuale. Segue una gerarchia precisa che dice molto di come la cultura giapponese intende il rispetto: prima gli ospiti (a loro spetta l’acqua più calda e pulita, in segno di onore), poi gli anziani, poi il capofamiglia, i figli, e per ultima la madre con i bambini piccoli che non sono ancora in grado di fare il bagno da soli. L’acqua non viene svuotata tra un bagno e l’altro: ogni membro della famiglia trova la vasca pronta, pulita, perché la regola di lavarsi prima di entrare rende tutto questo possibile.

Dalla metà del XIX secolo, con il miglioramento progressivo dell’approvvigionamento idrico, le famiglie iniziano ad avere la vasca in casa. Il sento non scompare – sopravvive ancora oggi, soprattutto nei quartieri storici di Tokyo e Kyoto, con la stessa funzione sociale – ma il baricentro si sposta verso il bagno privato.

 

L’ordine gerarchico dell’ofuro

1. Ospiti (acqua più calda e pulita – onore massimo)

2. Anziani

3. Capofamiglia

4. Figli

5. Madre, con i bambini piccoli

 

Come si pratica l’ofuro

La furoba

La stanza del bagno giapponese si chiama furoba. Ha alcune caratteristiche che la distinguono da qualsiasi bagno occidentale.

La prima e più importante: il wc non c’è. Sta in un piccolo stanzino separato, perché l’area dedicata al bagno è considerata pulita, e quella del wc no. Sono ambienti concettualmente distinti, che non devono mischiarsi.

Nella furoba ci sono una vasca profonda – più profonda di una vasca occidentale, pensata per l’immersione fino alle spalle in posizione seduta – e uno spazio a pavimento dedicato al lavaggio, con sgabellino e doccetta. Nelle costruzioni più recenti c’è anche un sistema di aspirazione e ventilazione, necessario perché l’umidità è notevole. Nei bagni moderni giapponesi si trova spesso un pannello di controllo con funzioni che in Europa sembrano fantascienza.

Le quattro fasi del rituale

 

Il rituale passo per passo

1. Preparazione — nel tardo pomeriggio si riempie la vasca. Temperatura: 38-42 gradi (alcune tradizioni arrivano a 45). La vasca viene coperta per mantenere il calore.

2. Lavaggio — si siede sullo sgabellino e ci si lava accuratamente: corpo, capelli, tutto. Con sapone. Ci si risciacqua con la doccetta. Il sapone non deve mai entrare in contatto con l’acqua della vasca.

3. Immersione — si entra in vasca puliti. Ci si immerge fino alle spalle, in posizione seduta. L’acqua è calda e limpida. Non si fa nulla di particolare: si sta. Dieci, venti minuti, a volte di più.

4. Uscita — si esce senza svuotare la vasca. L’acqua serve al prossimo membro della famiglia. Spesso ci si veste con lo yukata, un kimono leggero di cotone.

 

L’ofuro oggi

La domanda che mi sono posta scrivendo questo post – e che mi avevano già fatto nei commenti del vecchio articolo, nel 2016, un lettore che era stato ospite in un ryokan a Kyoto – è: lo fanno ancora davvero?

Sì. Assolutamente.

Il bagno serale in vasca è un’abitudine quotidiana nella grande maggioranza delle famiglie giapponesi. Molte persone si immergono tutte le sere, anche in estate. La vasca in legno di hinoki (cipresso giapponese, con proprietà naturali antibatteriche e un profumo resinoso caratteristico) sopravvive nei ryokan di fascia alta, in alcune abitazioni private come scelta di lusso e identità culturale, nelle spa che propongono l’esperienza in versione occidentalizzata. Ma non è la norma quotidiana: la maggior parte delle case giapponesi ha vasche in acrilico o polipropilene, funzionali e durature.

Quello che è cambiato è la tecnologia intorno al rituale. I bagni giapponesi moderni hanno pannelli di controllo che a un europeo sembrano un cruscotto: la funzione oidaki riscalda e ricircola l’acqua automaticamente; la funzione furo-jido riempie la vasca alla temperatura e al livello esatti premendo un tasto. Il rituale rimane, la tecnologia lo serve.

Anche l’idea di riutilizzare l’acqua – che ai commenti del vecchio post sembrava la parte più “inquietante” della pratica – ha trovato oggi una nuova lettura: in un contesto di attenzione crescente al consumo idrico, usare la stessa acqua calda per tutta la famiglia (che entra pulita, ricordiamo) è una scelta tutt’altro che irrazionale.

Onsen, sento, ryokan: le forme pubbliche

L’ofuro domestico ha parenti illustri, tutti regolati dalla stessa logica fondamentale: ci si lava prima, si entra puliti.

Gli onsen (温泉) sono le terme naturali con acqua vulcanica, ricca di minerali in concentrazioni diverse a seconda della sorgente. Il Giappone è un paese vulcanico con una densità di sorgenti termali straordinaria, e gli onsen sono una delle esperienze più cercate dai turisti. Le proprietà terapeutiche dell’acqua minerale termale sono riconosciute; quelle dell’acqua calda di rubinetto, meno – vale la pena distinguere i due casi. Nei molti onsen tradizionali i tatuaggi sono ancora vietati: un dettaglio che segnala bene quanto queste strutture siano radicate in codici culturali precisi, non solo in regole estetiche.

I sento (錢湯) sono i bagni pubblici urbani, oggi in declino ma non scomparsi. Nei quartieri storici di Tokyo e di Kyoto ne esistono ancora, frequentati sia da anziani del quartiere che da giovani in cerca di un’esperienza autentica. La funzione sociale storica – incontrarsi, parlare, rallentare – è ancora riconoscibile.

I ryokan sono le locande tradizionali giapponesi in stile Edo, con vasca in hinoki, spesso vista su giardino zen o paesaggio naturale. Un’esperienza dove l’ofuro non è un optional ma il centro dell’esperienza.

La vasca: materiali e design

La vasca tradizionale per l’ofuro è in legno di hinoki (樜), il cipresso giapponese. È profonda, compatta, a sezione quadrata o rettangolare. Non ha necessariamente un sistema di scarico, nella versione originale: l’acqua si mantiene calda e si usa finché serve.

L’hinoki ha caratteristiche interessanti: è naturalmente resistente all’umidità e alla proliferazione batterica, profuma di resina fresca, e la sua lavorazione richiede artigianato di alto livello. Vasche in hinoki realizzate a mano hanno costi importanti – non mi è possibile verificare cifre specifiche, quindi evito di riportarle come dato certo.

Nella quotidianità contemporanea, le vasche in acrilico e polipropilene hanno sostituito il legno nella quasi totalità delle abitazioni. Sul mercato internazionale, soprattutto nel segmento premium e contract, la Japanese soaking tub – vasca di immersione ispirata all’ofuro – è una categoria consolidata e in crescita. In Italia, qualche produttore propone vasche profonde che si avvicinano a questo concetto (Rapsel ne è un esempio), anche se raramente con la stessa intenzione progettuale originale. [LINK: vasche da bagno]

Cosa rimane (e cosa fare a casa)

L’ofuro non chiede necessariamente una vasca in hinoki, una furoba o un pannello digitale con funzione oidaki.

Chiede di lavarsi prima di immergersi – cosa che già cambia radicalmente la qualità dell’acqua e l’esperienza. Chiede acqua calda, abbastanza da sentirla. Chiede silenzio, o qualcosa che ci assomiglia. E chiede di restare immobili qualche minuto, senza fare nulla di produttivo.

Dal punto di vista fisiologico, quello che succede è reale: l’immersione in acqua calda la sera rialza la temperatura corporea e il successivo raffreddamento favorisce il sonno. Il calore distende la muscolatura. La quiete abbassa il cortisolo percepito. Nessuna di queste cose è magia, e nessuna richiede acqua termale minerale o una vasca da tremila euro.

Quello che l’ofuro aggiunge, rispetto a una banale vasca calda, è l’intenzione. L’idea che il bagno sia un atto deliberato di cura, non un’igiene da sbrigare. Che l’acqua non sia solo un mezzo per pulirsi, ma – come nelle tradizioni shintoiste da cui tutto è partito – un modo per tornare a se stessi, alleggeriti.

14 risposte

  1. Ma quanto è davvero diffuso oggi? E anche oggi vale quella cosa dell’acqua? Ma soprattutto, chi **** è quello che mi esce nell’avatar??? 😀

  2. Ma perché, non sei tu nell’immagine?! Guarda, pensavo non moltissimo ma fatalità qualche sera fa ho visto una puntata de “Il testimone” (Pif) e una ragazza giapponese mostrava la sua casa spiegando proprio che si lavano in questo modo. Fanno la doccia e poi si immergono nell’acqua calda per rilassarsi….e poi, si, l’acqua viene riutilizzata. Sarebbe interessante sapere se qualcun’altro conferma questa cosa 🙂

  3. Alessandro ha ragione, sembra molto lontano dalla nostra cultura, peró in fondo è come avere una spa in casa (più o meno). Giusto?

  4. L’idea di rilassarmi con un bagno caldo è invitante. Un po’ meno l’idea di condividere l’acqua con qualcuno…ma se si entra nella cultura giapponese è affascinante. Mi ha colpito il fatto di lasciare l’acqua più pulita e più calda all’eventuale ospite. E’ un gesto molto elegante.

  5. qualcuno mi sa dire che marca venduta in itali a realizza vasche così profonde?
    sono stata in giappone ospite di una famiglia, l’ho provato e sono 10 anni che voglio farmi il bagno giapponese ma sto diventando matta a trovare una vasca adatta!
    grazie a chiunque vorrà aiutarmi 🙂

  6. Buon giorno,
    dopo 3 dal vostro post posso confermare; sì, l’usanza che è ancora in uso e sì, anche io ho fatto il bagno in un Ofuro in acqua che era stata usata prima di me, ed è stata usata dopo di me. Eravamo in un Riokan a Kioto e io, amante dei lunghi bagni in acqua bollente, non ho trovato niente di strano a farlo. Esperianza da fare!
    Ciao.

  7. Per informazioni sulle vasche di hinoki giapponesi e per chi desidera fare l esperienza autentica come in giappone ci si puó rivolgere al centro di cultura giapponese wabisabiculture a San Ginesio nelle Marche.,
    Saremo lieti di fornire consigli utili e storia del bagno giapponese. Auguri per le festività Ricky, wabisabiculture

  8. Simona, come posso contattarti?
    vorrei un coisiglio su come fare un bagno stile giapponese, e si nella vasca c e la stessa acqua per tutta la famiglia perche si entra subito dopo essersi LAVATI

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