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Un mare di ricordi

Io sono nata a Napoli, e ci ho vissuto fino a quando avevo 11 anni. Quindi più di 2/3 della mia vita li ho passati a Treviso, dove abito ora.
Eppure c’è quel filo sottile che ti lega alle tue origini che per quanto tu possa allontanarti ad un certo punto si tende e ti tira indietro.
Tutte le estati della mia infanzia le ho passate ad Agnone, un paesino del Cilento dove i miei nonni avevano la casa. E ogni volta che vado in vacanza in un posto di mare torno a quando ero piccola, sento i rumori e gli odori della mia infanzia e mi perdo nei ricordi.
Il mare mi manca, e lo cerco in ogni vacanza. Quest’anno sono stata a Rabac, in Istria.
Il mare di Rabac è un mare cristallino tinto di mille sfumature di verde e di blu. E le spiagge di ciottoli non potevano non ricordarmi la spiaggia dove passavo l’estate da bambina, per quasi 3 mesi di fila. Diventando talmente nera che, visti gli occhietti a mandorla, tutti mi dicevano che venivo dal Perù.
Anche le strade di Rabac mi ricordavano Agnone: le curve di montagna, le macchine parcheggiate sul ciglio della strada, le discese a mare, i sassolini nelle scarpe. Perché per me il mare è il mio passato, la mia infanzia, le mie origini.
Sento ancora i rumori della vecchia casa al mare, il frigorifero che sbuffava di notte, le macchine che passavano davanti al cancello, il calpestio della gente che camminava davanti casa trascinandosi ombrelloni, sedie e ciabatte. Il rumore dei vecchi infissi in alluminio, lo scricchiolio della porta del bagno.
Sento la sensazione delle scarpine di gomma sotto i piedi, ricordo i capelli lunghi da asciugare, i cornetti e le graffe a mezzanotte e l’innocenza. Le cugine con cui sono cresciuta e l’impressione che le cose non sarebbero cambiate mai.
Ricordo che giocavamo a fare i pescivendoli con i sassolini raccolti in spiaggia (fingevamo fossero lupini!), oppure i pizzaioli, usando i remi del canotto per “infornare” le pizze sotto le sedie di plastica (il nostro “forno”). Facevamo le sfilate di moda con i  parei delle mamme e credevamo che i pezzi di vetro levigati dall’acqua fossero smeraldi, rubini, topazi.
L’immaginazione era il nostro smartphone multifunzione, non avevamo bisogno di altro e non ci facevamo fotografie con boccucce da deficienti.
Se potessi esprimere un desiderio per i miei figli, se mai ne avrò, vorrei per loro un’infanzia così.
 
Ah ma già, io dovevo farvi vedere le foto di Rabac.
 


Aggiornamento: luglio 2014 | Sul blog Frank About Croatia è stato pubblicato un mio post (in inglese) su Rabac ->Rabac, an Istrian seaside town with crystal clear sea

Mi sono sempre occupata di arredo bagno, passando dalla produzione di box doccia alla gestione di uno showroom. Oggi per lavoro scrivo, di arredo bagno e non solo, su questo e altri blog di interni. Radici napoletane, occhi da orientale e un posto nel mondo da trovare.

Comments (2)

  • Elly

    Cuginetta, mi hai fatto venire le lacrime agli occhi…

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